Upper Mustang Trek. Giorno 1. Da Pokhara a Kagbeni via Jomsom

Kagbeni, vista sul Nilgiri

Dall'Italia, in costante contatto con un’agenzia di Kathmandu, abbiamo prenotato un trekking di dieci giorni in Upper Mustang, un’area remota ad accesso limitato ai confini con il Tibet. Attirati dai racconti di Tiziano Terzani che ha raccontato i luoghi in un breve manoscritto fotografico, abbiamo deciso di organizzare una spedizione alla volta di Lo Manthang, la capitale dell''ultimo regno proibito’. Ad accompagnarci Deepak, la guida, e Laxman, il portatore. Oggi lasciamo Pokhara per raggiungere in aereo Jomsom, punto di partenza del nostro trekking. Nonostante la sveglia di prima mattina siamo costretti a rimanere in hotel almeno un paio d'ore in attesa che le condizioni meteo a Jomson migliorino. Finalmente arriva la telefonata liberatoria, possiamo raggiungere l'aeroporto. Le sorprese non sembrano finire. Prima di imbarcarci dobbiamo attendere il nostro turno, ci sono già decine di persone in lista d'attesa e non è detto che riusciremo a partire in giornata. C'è di più. Una volta passate le dieci del mattino raggiungere Jomsom diventa pericoloso perchè alle porte del Mustang comincia a soffiare un forte vento. Ansiosi trascorriamo il tempo chiacchierando e osservando i diversi voli in partenza.

Pokhara, aeroporto
Pokhara, aeroporto
Pokhara, aeroporto 
Proprio quando abbiamo quasi perso le speranze di partire ci avvertono che possiamo recarci al check in al banco della Simrik Airlines. Tappi alle orecchie, decolliamo da Pokhara quando il nostro orologio segna pochi minuti dopo le dieci. Ci attendono circa venti minuti di volo. Nel piccolo velivolo a 19 posti tutto sembra procedere bene. Il paesaggio sulle montagne visto dal finestrino è da favola mentre attraversiamo nuvole ovattate. Il verde della vegetazione lascia improvvisamente spazio a paesaggi aridi e rocciosi. E' il segno inconfondibile che stiamo entrando in una zona ventosa. L'aereo inizia a scuotersi e sbandare pericolosamente verso le montagne sulla destra. I piloti si muovono animatamente nella cabina toccando i vari pulsanti della cloche. Attimi di terrore e l'aereo si stabilizza. Ma non è finita. Oltrepassiamo Jomsom, la vediamo in basso adagiata ai piedi di un pendio ghiaioso. Il nostro mezzo è costretto a fare una violenta virata, quasi di novanta gradi, prima di atterrare. Tocchiamo terra, il pericolo è scampato. Anche la nostra guida che ha volato più volte su Lukla, uno tra i dieci aeroporti più pericolosi al mondo, ci conferma che è stato il volo peggiore che abbia mai preso.

In volo da Pokhara a Jomsom
In volo da Pokhara a Jomsom
In volo da Pokhara a Jomsom
Prima di metterci in cammino pranziamo in un ristorante nei pressi dell'aeroporto. Raggiungeremo Kagbeni in circa tre ore. Sarà la tappa più facile e più breve dell'intero trekking. Attraversiamo velocemente l'abitato di Jomsom che si estende in lunghezza per diverse centinaia di metri. Superiamo un grande centro di addestramento per militari frequentato anche dalle forze americane e pachistane. Alla nostra destra lasciamo il coloratissimo monastero buddhista-Bon nei pressi dell'area riservata alle partenze delle jeep, per inoltrarci nell'arida vallata scavata dal fiume Kali Gandaki.

Jomsom
Jomsom
Jomsom
Jomsom
Jomsom, monastero buddhista-Bon
Jomsom, monastero buddhista-Bon
Jomsom, monastero buddhista-Bon
Il corso d'acqua sarà una costante nel paesaggio nei primi giorni di trekking. Nel letto del fiume alcuni uomini sono intenti nel cercare alcuni fossili che saranno in seguito ripuliti e immessi nel mercato come comuni souvenir turistici. Con un po' di fortuna ed un pizzico di attenzione anche noi potremo trovarne alcuni. Tutta l'area è sferzata da un forte vento. Improvvisamente si alzano piccoli turbini di sabbia che velocemente ci investono e si dissolvono.

Jomsom
Raggiungendo Kagbeni, lungo il Kali Gandaki
Raggiungendo Kagbeni, lungo il Kali Gandaki
Raggiungendo Kagbeni, lungo il Kali Gandaki
Nelle vicinanze di un isolato alimentari, si aggrega a noi per un breve tratto una ragazza del posto. Non parla inglese e non abbiamo la possibilità di avviare una conversazione con lei. Poco più tardi la vediamo inerpicarsi agilmente su un ripido pendio roccioso addirittura con mani nude e scarpe con tacco. Probabilmente è una studiosa di botanica. Con un quaderno in mano comincia a prendere appunti analizzando piccoli arbusti. In un minuscolo villaggio sostiamo per una piacevole chiacchierata. Greggi di capre pascolano lungo le sponde del fiume. Con qualche minuto di anticipo raggiungiamo la destinazione di giornata, Kagbeni.

Raggiungendo Kagbeni
Raggiungendo Kagbeni
Raggiungendo Kagbeni
Raggiungendo Kagbeni
Kagbeni
Raggiungendo Kagbeni
Alloggiamo presso l'Hotel Annapurna, proprio all'ingresso del villaggio. La nostra camera è basica ma dotata di bagno privato. Mi aspettavo peggio. Deepak ci avvisa che strada facendo le sistemazioni saranno sempre più spartane. La vista dal nostro hotel è mozzafiato. Campi coltivati in fiore si affacciano sull'arida vallata scavata dal Kali Gandaki mentre sullo sfondo, parzialmente coperto dalle nubi, si stagliano le vette innevate del Nilgiri Himal, all'interno della maestosa catena montuosa dell'Annapurna.
Kagbeni, vista sul Nilgiri
Kagbeni, vista sul Nilgiri
Approfittiamo delle ultime ore di luce per andare alla scoperta del centro abitato. Kagbeni appare come un villaggio medievale caratterizzato da strette stradine acciottolate, chorten e un grande gompa color ocra. Kagbeni è anche la porta di accesso all'alto Mustang. Ci aggiriamo tra le lastricate viuzze e assaggiamo in un piccolo cafè una deliziosa torta di mele. Il villaggio, come gran parte della regione, è rinomato in Nepal proprio per la produzione di mele, Trascorriamo la serata giocando a carte in compagnia di due ragazze americane. Amanda vive in Nepal e la sua amica Caitlin è venuta a trovarla alcuni giorni prima del suo viaggio in India.

Kagbeni
Kagbeni
Kagbeni
Kagbeni

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