Isola di Pasqua. Tempo di saluti


Alle 10,15 mi reco all’hotel di Kim, il Taura’a. I cordialissimi proprietari, gli stessi dai quali ho prenotato il tour di un giorno qualche giorno prima, hanno invitato anche me ed Adriana a fare colazione, gratuitamente, da loro. Prima che preparassero tutto io e Adriana siamo andati a fare una piccola camminata e ci siamo fermati in un bar a prendere un dolce, un pie di limone veramente ottimo, che mi è stato offerto da lei. La colazione ci è stata offerta verso le 11,50 e si è rilevata un’ottima occasione per saltare pranzo e risparmiare qualche soldo: omelette ai funghi e un po’ di frutta fresca.

Isola di Pasqua, deliziosa colazione al Taura'a 
La vacanza con Adriana e Kim è finita, alle 14 hanno l’aereo per Santiago e a malincuore ci salutiamo. Io torno in ostello, dove trascorro il pomeriggio fino alle 19,20 circa. Raggiungo la chiesa della cittadina, che ancora non avevo ammirato. Ceno nel solito ristorante Tavake, abbastanza economico ma con servizio puntualmente molto lento. Mentre mi appresto a tornare in ostello percorrendo la strada in leggera salita un ragazzo, probabilmente cileno, con una jeep grigia mi affianca chiedendomi se volessi un passaggio. Declino l’invito. Chiedo lumi alla proprietaria del mio ostello sull’episodio capitatomi poco prima. Mi dice che sull’isola non assolutamente frequente e che qualche giorno prima un turista è stato rapinato da un finto tassista... È il momento di lasciare, con malinconia e tristezza, Rapa Nui. In aeroporto molte persone sono commosse. Dopo cinque ore di volo giungo a Santiago alle 21,10. Mi faccio accompagnare da un taxi al solito Hotel Angamos.

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