Un giorno a Yazd. Cosa vedere

Yazd, complesso di Amir Chaqkmaq

Rimanere più tempo a Shiraz mi ha portato a cambiare l'itinerario all'ultimo momento: indeciso se visitare Isfahan o Yazd nei miei ultimi giorni di permanenza in terra iraniana, ho optato per quest'ultima sotto consiglio di Blanca, una donna spagnola che tutta sola sta girando il mondo in bici. Entrambe sono bellissime città ma Yazd ha dalla sua il fatto che si sia integrata alla perfezione con l'ambiente circostante, il deserto. Agli occhi dei turisti la parte vecchia si presenta come un piccolo gioiello con vicoli intricati, abitazioni ocra e antiche moschee rivestite di maioliche blu.

A Yazd ho trovato posto presso il Vali Traditional Hotel, un'ottima struttura ben posizionata nei pressi del complesso di Amir Chaqkmaq, un Hosseinieh che rappresenta un po' il fulcro della città. È proprio da qui che ho cominciato la mia passeggiata alla scoperta di quella che è considerata una delle mete più interessanti per chiunque visiti l'Iran. L'idea era quella di seguire l'itinerario a piedi proposto dalla guida Lonely Planet Iran ma come sempre accade mi sono affidato all'intuito ed anche in questo caso ho cambiato i miei piani.

Ad esempio, il bazar. Nonostante sia proprio nelle vicinanze del complesso questo non è incluso nel percorso della guida. Eppure è piacevole immergersi nell'atmosfera osservando le mercanzie e camminando senza meta tra i vicoli tortuosi del mercato.

Yazd, Bazar
Yazd, Bazar
Imboccando Imam Khomeini St. ho proseguito sino ad incontrare un'alta costruzione con un orologio. Qui ho svoltato a destra lungo una via pedonale, Masjed-e Jameh St. per ammirare il Bogheh-ye Sayyed Roknaddin, con la sua cupola turchese ora in ristrutturazione. Nelle vicinanze vi è l'ingresso per quello che a mio dire è uno degli edifici più belli di tutta Yazd, la Masjed-e Jameh (Moschea del Jameh), che con i suoi due minareti alti 48 metri domina tutta la città vecchia. Ciò che colpisce a primo impatto sono le piastrelle di maiolica che rivestono il portale e i preziosi mosaici della cupola e del mihrab. Io ho visitato la moschea in compagnia di una chiassosa scolaresca femminile.

Yazd, Bogheh-ye Sayyed Roknaddin
Yazd, Bogheh-ye Sayyed Roknaddin
Yazd, Masjed-e Jameh
Yazd, Masjed-e Jameh
Yazd, Masjed-e Jameh
La porta nord-orientale dell'edificio conduce direttamente nel cuore della parte più antica della città con vicoli tortuosi ed edifici costruiti con mattoni di fango essiccati al sole. Gran parte delle costruzioni sono dominate dai badgir, le torri del vento costruite per catturare anche le brezze più leggere al fine di alleviare le roventi temperature delle stagioni estive. Seguendo le indicazioni ho raggiunto un ab anbar, una cisterna per l'acqua circondata da quattro badgir nei pressi di un campetto. Pur volendo seguire la Lonely Planet alla fine ho sbagliato strada ma è stata la cosa migliore. La Yazd vecchia è un dedalo intricato di viuzze, vicoli, passaggi e muoversi in solitudine senza un itinerario ben preciso ti fa godere a pieno dell'atmosfera locale.

Yazd, città vecchia
Yazd, città vecchia
Yazd, città vecchia
Yazd, città vecchia
In ogni caso ho raggiunto in breve la Prigione di Alessandro e la vicina Tomba dei 12 imam. Nonostante il nome sia molto evocativo non ho trovato particolarmente interessante quello che secondo un poema di Hafez era un luogo detentivo dalle ignobili condizioni. In realtà non si hanno prove che testimoniano che il pozzo presente al centro della costruzione sia stato voluto da Alessandro Magno per rinchiudere i prigionieri. Certe invece le notizie che questa sia stata una scuola fondata nel XV secolo. Accanto alla Prigione, la Tomba riporta le iscrizioni dei nomi degli imam sciiti, nonostante qui non sia sepolto nessuno.

Yazd, Prigione di Alessandro
Yazd, Prigione di Alessandro
Yazd, Tomba dei 12 imam
Yazd, Tomba dei 12 imam
Percorrendo nuovamente alcuni dei vicoli intricati, ho superato dapprima una particolare abitazione intonacata a più piani e poi mi sono imbattuto casualmente nel Kushknoo Water Mill, un mulino sotterraneo nel quale ho fatto la conoscenza di Chris, un ragazzo olandese che ha deciso di trascorrere in Iran quasi un mese. La coincidenza ha voluto che entrambi volessimo visitare gli stessi posti per cui abbiamo deciso di condividere insieme il resto della giornata e anche quella successiva. Khan-e Lari, un'abitazione qagiara tra le più sontuose della zona vecchia è stata l'ultima tappa prima del pranzo al Vali Traditional Hotel. Risalente a 150 anni fa, può vantare eleganti arcate, vetrate colorate e belle porte tradizionali.

Yazd, città vecchia
Yazd, città vecchia
Yazd, città vecchia
Yazd, città vecchia
Yazd, Khan-e Lari
Yazd, Khan-e Lari
In molti ci avevano parlato bene del Museo dell'Acqua, nelle vicinanze di Amir Chaqkmaq. Il rapporto degli iraniani con l'acqua è molto speciale: da oltre 2000 anni sono utilizzati i qanat, canali d'acqua sotterranei per irrigare campi e per approvvigionarsi. Sinceramente mi aspettavo di meglio, avevo sentito parlare in maniera entusiasta di questo museo ma non mi ha colpito più di tanto nonostante sia ben strutturato con oggetti e pannelli esplicativi per lo più in inglese.

Yazd, città vecchia
Yazd, città vecchia
Yazd, Museo dell'Acqua
Yazd, Museo dell'Acqua
Per chi non lo sapesse Yazd ospita una folta comunità di zoroastriani, la seconda del paese, e i seguaci di questo culto, data la presenza di importanti siti religiosi, vengono da ogni parte del mondo. In taxi abbiamo raggiunto l'Ateshkadeh, il Tempio del Fuoco al cui interno brucia, si dice ininterrottamente dal 470 d. C., il Fuoco Sacro Perpetuo visibile attraverso una vetrata nella sala d'ingresso. Un consiglio: spegnete le luci per vederla meglio.

Yazd, Ateshkadeh
Yazd, Ateshkadeh
Per comprendere cosa siano invece le suggestive costruzioni di Dakhmeh-ye Zartoshtiyun è necessario fare una piccola premessa sul Zoroastrianesimo. In quanto credenti nella purezza degli elementi, i zoroastriani rifiutano di seppellire i propri morti nella terra (per non contaminarla) o di cremarli (per non infettare l'atmosfera). Ecco quindi che in queste Torri del Silenzio situate alla periferia della città ed utilizzate sino agli anni 60' erano esposti i defunti e lasciati in pasto agli avvoltoi. Questa pratica è stata poi vietata ed i corpi ora sono tumulati in tombe rivestite di cemento al fine di evitare la profanazione della terra. Il momento migliore per visitare Dakhmeh è al tramonto, quando il sole è meno forte. Superato l'ingresso ci siamo incamminati inerpicandoci sino a raggiungere una delle due torri in cima ad un'arida collina. Non vi dico il panorama visto dall'alto sulla città... Ai piedi dell'altura sorgono invece diversi edifici zoroastriani abbandonati tra cui un paio di badgir e una cisterna per l'acqua.

Yazd, Dakhmeh-ye Zartoshtiyun
Yazd, Dakhmeh-ye Zartoshtiyun
Yazd, Dakhmeh-ye Zartoshtiyun
Yazd, Dakhmeh-ye Zartoshtiyun
Yazd, Dakhmeh-ye Zartoshtiyun
Yazd, Dakhmeh-ye Zartoshtiyun
Bagh-e Dolat Abad è stata l'ultima tappa di giornata prima di fare ritorno ad Amir Chaqkmak. Dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, il Bagh-e Dolat Abad è molto frequentato dai locali soprattutto al calar del sole. Si tratta di un piccolo edificio con decorazioni a graticcio e vetrate istoriate circondato da un giardino tipicamente persiano. Vi è anche un badgir, il più alto del Paese, con i suoi 33 metri d'altezza.

Yazd, Bagh-e Dolat Abad
Yazd, Bagh-e Dolat Abad
Yazd, moschea nei pressi di Amir Chaqkmaq
Yazd, moschea nei pressi di Amir Chaqkmaq

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