
Il 6 novembre 2025 ho avuto il piacere di presentare il mio libro “Il respiro della Pachamama” al Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara, nell’ambito del FLA – Festival di Libri e Altrecose. È stata un’occasione importante per condividere il percorso che mi ha portato a scrivere questo progetto, nato da anni di viaggi e ricerche tra Ecuador e Perù, dove il rapporto tra l’essere umano e la natura è ancora vissuto come un legame sacro e vitale.
L’incontro, moderato da Jacopo Barbati, ha rappresentato non solo un momento di confronto con il pubblico, ma anche un’occasione per approfondire alcuni dei temi centrali del libro: il significato della Pachamama, la spiritualità andina e il valore del viaggio come esperienza di conoscenza e riconnessione con l’ambiente naturale.
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Il FLA Festival di Libri e Altrecose: un punto d’incontro tra culture e linguaggi
Il FLA Festival di Libri e Altrecose è da anni una delle principali manifestazioni culturali italiane dedicate alla letteratura e alla divulgazione. Ogni autunno, Pescara si trasforma in una città della cultura, accogliendo scrittori, giornalisti, artisti e viaggiatori da tutta Italia. Il festival propone incontri, presentazioni, dibattiti, reading e spettacoli che spaziano dalla narrativa alla saggistica, dal giornalismo alla musica.
L’obiettivo del FLA è promuovere la condivisione delle idee e la curiosità verso il mondo, creando un dialogo costante tra discipline e sensibilità diverse. Portare “Il respiro della Pachamama” all’interno di questo contesto è stato per me un modo per inserire la mia esperienza personale e di ricerca in un discorso più ampio, quello della relazione tra uomo, territorio e cultura.
Le origini del progetto: un viaggio nel cuore delle Ande
Il libro nasce da un lungo periodo trascorso tra Ecuador e Perù, due Paesi che condividono non solo le Ande come spina dorsale geografica, ma anche una profonda eredità culturale legata al mondo naturale. Durante i miei viaggi ho avuto modo di osservare da vicino le comunità indigene, partecipare ai loro rituali e comprendere la filosofia che guida il loro rapporto con la Terra.
La Pachamama, termine quechua che significa “Madre Terra”, rappresenta per queste popolazioni la sorgente di ogni forma di vita. Non è un simbolo astratto, ma una presenza quotidiana, una forza da rispettare e ringraziare. Nel mio libro cerco di raccontare come questa visione del mondo possa offrirci spunti preziosi per ripensare il nostro modo di vivere e viaggiare, spesso dominato da logiche di consumo e distacco dall’ambiente.

Umanità e natura: un equilibrio da riscoprire
Uno dei temi centrali del mio lavoro è la riconciliazione tra uomo e natura. L’esperienza andina insegna che l’essere umano non è al centro del mondo, ma parte di un sistema di relazioni interdipendenti. L’acqua, le montagne, gli animali e le piante non sono risorse, ma membri di una stessa comunità vitale.
Durante la presentazione ho sottolineato come questo approccio, pur appartenendo a culture geograficamente lontane, possa diventare oggi un riferimento universale. Le sfide ambientali e sociali che affrontiamo richiedono un cambiamento di prospettiva, e credo che la spiritualità andina offra strumenti concettuali e pratici per avvicinarci a una maggiore consapevolezza ecologica.






Il viaggio come metodo di conoscenza
“Il respiro della Pachamama” non è un semplice diario di viaggio, ma un percorso di ricerca antropologica e interiore. Ogni tappa, ogni incontro e ogni racconto riflettono la volontà di comprendere ciò che unisce le diverse forme di vita e le differenti culture del pianeta.
Nel libro ho voluto unire la narrazione personale all’osservazione sul campo, cercando un equilibrio tra la dimensione emozionale e quella documentaristica. Credo che il viaggio, quando vissuto con rispetto e attenzione, diventi un potente strumento di conoscenza — non solo del mondo esterno, ma anche di sé stessi.
Un invito alla consapevolezza
Presentare questo libro al FLA Festival è stato per me un modo per ribadire un messaggio semplice ma essenziale: la Terra non è qualcosa di cui disporre, ma una realtà vivente da custodire. La cultura andina ci ricorda che ogni gesto quotidiano può essere un atto di connessione con l’ambiente, e che la gratitudine è la prima forma di sostenibilità.
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