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I Viaggi di Manuel

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San Pablo de Loreto e il lebbrosario: viaggio nel cuore dell’Amazzonia peruviana

27 Agosto 2026 · Manuel Santoro · Lascia un commento

San Pablo de Loreto, statua di Che Guevara

San Pablo de Loreto è un piccolo villaggio dell’Amazzonia peruviana che difficilmente compare negli itinerari di viaggio più classici. Eppure, nascosto lungo le rive del Rio delle Amazzoni, custodisce una storia particolare che intreccia la vita delle comunità fluviali, la vicenda di una colonia per persone affette da lebbra e il viaggio sudamericano di Ernesto Guevara e Alberto Granado. Oggi il vecchio lebbrosario non svolge più la sua funzione originaria, ma i suoi spazi continuano a raccontare una parte importante della storia di questo angolo remoto dell’Amazzonia.

Sono arrivato a San Pablo durante il mio viaggio da Iquitos a Leticia in lancha lenta, un percorso che ho scelto di affrontare interamente via fiume, seguendo il corso del Rio delle Amazzoni fino alla frontiera colombiana. La sosta a San Pablo è stata una delle tappe più interessanti di questa traversata, non tanto per la presenza di attrazioni turistiche, quanto per la possibilità di osservare da vicino una realtà amazzonica lontana dalle rotte più frequentate.

In questo articolo racconto cosa vedere a San Pablo de Loreto, come arrivare, dove dormire e mangiare, ma soprattutto la storia e il presente del suo lebbrosario.

Contenuti del post

  • San Pablo de Loreto: un villaggio sul Rio delle Amazzoni
  • Come arrivare a San Pablo de Loreto
    • Da Iquitos a San Pablo
    • Viaggiare in lancha lenta
    • Da San Pablo verso Santa Rosa e Leticia
  • Il lebbrosario di San Pablo: storia e memoria
    • La nascita della colonia
    • Una colonia lontana da tutto
    • La trasformazione in colonia agricola
    • La vita dei pazienti
    • Il rapporto con il resto della comunità
    • L’importanza storica del lebbrosario
    • Il lebbrosario oggi: cosa rimane della colonia
  • Che Guevara, Alberto Granado e San Pablo
    • L’arrivo a San Pablo
    • Il rapporto con i pazienti
    • Il compleanno del 14 giugno
    • La partenza sulla Mambo-Tango
    • San Pablo nei Diari della motocicletta
  • Cosa vedere a San Pablo de Loreto
    • Il centro del villaggio
    • Il mercato
    • Il porto e il Rio delle Amazzoni
    • Le tracce della vecchia colonia
    • La Casa San José e le altre testimonianze storiche
    • Il cacao e il cioccolato
    • Vivere San Pablo più che visitarlo
  • Dormire e mangiare a San Pablo de Loreto
    • Dove dormire
      • Hospedaje San Pablo
    • Dove mangiare
      • Restobar El Embrujo
      • Mangiare la sera a San Pablo
  • San Pablo de Loreto: la mia esperienza e perché vale la pena fermarsi
    • La visita al lebbrosario
    • Passeggiare per San Pablo
    • Le persone e la vita del villaggio
    • La sera a San Pablo
    • Da San Pablo verso Santa Rosa e la Colombia
    • Per chi consiglio San Pablo de Loreto?
    • Vale la pena fermarsi a San Pablo?

San Pablo de Loreto: un villaggio sul Rio delle Amazzoni

Ci sono luoghi che si incontrano perché compaiono su una guida e altri che entrano nel proprio itinerario quasi naturalmente, seguendo il corso di un fiume. San Pablo de Loreto appartiene decisamente alla seconda categoria. Piccolo villaggio affacciato sul Rio delle Amazzoni, nella regione peruviana di Loreto, San Pablo si trova lungo una delle principali rotte fluviali che collegano l’Amazzonia peruviana con la zona di frontiera tra Perù, Colombia e Brasile.

Per arrivarci non ci sono strade asfaltate né collegamenti ferroviari: qui il fiume è ancora la principale via di comunicazione. Le imbarcazioni trasportano abitanti, merci, bagagli e prodotti destinati alle comunità che sorgono lungo le sue rive. È proprio questa dimensione a rendere San Pablo interessante: più che una destinazione turistica nel senso tradizionale del termine, è un luogo che permette di osservare da vicino la quotidianità dell’Amazzonia fluviale.

Io sono arrivato a San Pablo durante il mio viaggio da Iquitos a Leticia in lancha lenta, scegliendo volutamente di attraversare questa parte dell’Amazzonia senza prendere l’aereo. La traversata è stata parte integrante dell’esperienza: per circa tre giorni il Rio delle Amazzoni è diventato strada, paesaggio e punto di riferimento, attraversando villaggi, fermandosi nei piccoli porti e condividendo la barca con persone che utilizzano quotidianamente il fiume per spostarsi.

Ho raccontato nel dettaglio questa traversata, con informazioni su imbarcazioni, costi, tempi, vita a bordo e attraversamento della frontiera, nell’articolo Da Iquitos a Leticia in lancha lenta: guida di 4 giorni via San Pablo.

San Pablo è stata una delle tappe più particolari di quel viaggio. Dopo molte ore trascorse a bordo, arrivare in un piccolo villaggio amazzonico significa entrare improvvisamente in una realtà completamente diversa. Non ci sono grandi alberghi, ristoranti pensati per i turisti o attrazioni organizzate secondo un itinerario prestabilito. Ci sono invece strade semplici, abitazioni, piccoli negozi, il mercato, il porto e soprattutto le persone che vivono qui.

San Pablo de Loreto


È un’Amazzonia molto diversa da quella che si può immaginare osservando le fotografie delle grandi città fluviali o dei lodge immersi nella foresta. A San Pablo il fiume non è uno sfondo scenografico: è parte integrante della vita quotidiana. Serve per andare da un villaggio all’altro, per trasportare merci, per pescare, per raggiungere i centri più grandi e per mantenere i contatti con le comunità della regione.

Camminando per il paese ci si rende conto di quanto il ritmo della vita sia legato a quello del fiume. Le barche arrivano e ripartono, le persone aspettano il prossimo collegamento, le merci vengono caricate e scaricate e il movimento del piccolo porto diventa una sorta di termometro della vita locale.

Anche il carattere di San Pablo è molto diverso da quello delle destinazioni amazzoniche più conosciute. Il turismo internazionale qui è ancora marginale, e la maggior parte delle persone che si incontrano non è arrivata per visitare il villaggio, ma perché ci vive, ci lavora o deve spostarsi lungo il fiume. Il paese viene visitato soprattutto da viaggiatori interessati alla storia della colonia per lebbrosi e alla presenza di Ernesto Guevara e Alberto Granado, oltre che da studiosi e ricercatori.

Ed è proprio questa assenza di una vera infrastruttura turistica a rendere l’esperienza interessante. San Pablo non è il luogo dove arrivare con una lunga lista di monumenti da spuntare. È piuttosto una tappa nella quale fermarsi, camminare, osservare e lasciarsi sorprendere dalla vita quotidiana.

La mia prima impressione è stata proprio questa: San Pablo non cerca di mostrarsi al visitatore. Non ci sono attrazioni costruite per intrattenere chi arriva e non c’è quella sensazione di essere all’interno di una destinazione turistica. Il villaggio continua semplicemente a vivere secondo i propri ritmi, mentre il viaggiatore si inserisce temporaneamente in questo equilibrio.

Anche per questo credo che San Pablo acquisti un significato particolare se inserita all’interno di un viaggio più ampio. Nel mio caso non era la destinazione finale, ma una tappa del percorso che da Iquitos mi avrebbe portato fino a Leticia, passando poi per Santa Rosa e attraversando il confine tra Perù e Colombia.

Dopo la navigazione attraverso l’Amazzonia peruviana, San Pablo rappresenta quasi un momento di pausa: si scende dalla lancha, si torna per qualche ora sulla terraferma e si entra in contatto con una realtà che dal ponte della barca si era soltanto intravista. Poi il viaggio riprende nuovamente lungo il fiume, verso Santa Rosa e la frontiera colombiana.

Fermarsi a San Pablo, quindi, ha senso soprattutto per chi considera il viaggio importante quanto la destinazione. Se si cerca soltanto una località con molte attrazioni turistiche, probabilmente non è il posto giusto. Se invece si vuole conoscere un piccolo villaggio amazzonico, osservare come il Rio delle Amazzoni condiziona ancora oggi la vita delle comunità e approfondire una storia particolare che unisce Amazzonia, lebbrosario e viaggio di Ernesto Guevara, allora San Pablo rappresenta una tappa che merita sicuramente qualche ora, e possibilmente una notte.

Passeggiando per San Pablo

Come arrivare a San Pablo de Loreto

Arrivare a San Pablo de Loreto significa affidarsi al Rio delle Amazzoni. Non esistono strade che colleghino il villaggio a Iquitos: il fiume è la principale via di comunicazione e le lanchas sono il mezzo utilizzato quotidianamente dagli abitanti per spostarsi, trasportare merci e raggiungere le comunità lungo il corso d’acqua.

Da Iquitos a San Pablo

Nel mio caso ho raggiunto San Pablo durante il viaggio da Iquitos a Leticia in lancha lenta. Le imbarcazioni dirette verso San Pablo partono dal Puerto Da Costa, non lontano dal più conosciuto Puerto Masusa. Si tratta di un porto semplice e molto movimentato, dove passeggeri, bagagli e merci vengono caricati direttamente sulla barca.

La tratta Iquitos–San Pablo, quando l’ho percorsa, costava 60 soles e richiedeva circa 18 ore di navigazione. Il prezzo e i tempi possono naturalmente cambiare, soprattutto perché la lancha lenta non segue orari rigidi: le soste per caricare e scaricare merci o far salire e scendere passeggeri possono allungare sensibilmente il viaggio.

Lanchas nel porto di San Pablo de Loreto


Viaggiare in lancha lenta

La lancha lenta è soprattutto un mezzo di trasporto locale, non un servizio turistico. A bordo si viaggia insieme agli abitanti delle comunità amazzoniche, condividendo gli spazi con bagagli e merci.

La parte più interessante della navigazione è proprio ciò che si osserva lungo le rive: piccoli villaggi, case in legno e palafitte, canoe, pescatori e famiglie che utilizzano il fiume come principale via di comunicazione. La barca si ferma continuamente e ogni sosta permette di osservare per qualche minuto la vita delle comunità.

Per affrontare il viaggio bisogna quindi dimenticare la puntualità. Una sosta può durare pochi minuti oppure trasformarsi in una lunga attesa. È una delle caratteristiche che più distinguono la lancha lenta da quella rapida, ma anche uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente: il viaggio non è soltanto il modo per arrivare a San Pablo, ma è già parte dell’esperienza.

A bordo si dorme in amaca, che diventa il proprio spazio personale durante la navigazione. Nel mio caso la prima notte è trascorsa direttamente sul fiume, mentre la lancha continuava lentamente il suo percorso verso San Pablo.

Da San Pablo verso Santa Rosa e Leticia

San Pablo non è necessariamente una destinazione finale. Nel mio viaggio ho proseguito lungo il Rio delle Amazzoni verso Santa Rosa de Yavarí, ultimo centro peruviano prima della frontiera.

Da Santa Rosa si completano le formalità di uscita dal Perù e poi una piccola barca attraversa il breve tratto di fiume fino a Leticia, in Colombia. In questo modo il percorso diventa:

Iquitos → San Pablo de Loreto → Santa Rosa → Leticia

La traversata completa richiede circa tre giorni, ma è meglio considerare i tempi come indicativi. La lancha lenta segue infatti i ritmi del fiume e delle comunità che vivono lungo le sue rive.

Il lebbrosario di San Pablo: storia e memoria

La storia di San Pablo de Loreto è indissolubilmente legata a quella della sua colonia per le persone affette da lebbra, uno dei più importanti e remoti lebbrosari dell’Amazzonia peruviana. Per comprendere il villaggio di oggi bisogna quindi tornare agli anni Venti del Novecento, quando la malattia era ancora fortemente temuta e non esistevano cure efficaci.

Il lebbrosario di San Pablo oggi


La nascita della colonia

La decisione di creare una colonia per persone affette da lebbra a San Pablo risale al 1925, quando il governo peruviano dispose la costruzione di una nuova leproseria lungo il Rio delle Amazzoni. La struttura iniziò a funzionare il 15 maggio 1926, accogliendo persone provenienti da diverse parti del Perù.

La scelta di San Pablo non fu casuale. Il villaggio si trovava in una posizione estremamente isolata, a circa 100 chilometri da Iquitos secondo gli archivi storici dell’International Leprosy Association, e raggiungibile essenzialmente attraverso il fiume. Proprio questa lontananza dai principali centri abitati rendeva il luogo adatto alla logica dell’epoca, basata sull’isolamento dei malati dal resto della società.

Il governo aveva infatti acquistato i terreni dell’antica Hacienda Morey con l’obiettivo di creare un luogo nel quale concentrare le persone affette dal cosiddetto mal de Hansen. A San Pablo arrivarono così uomini e donne di età, provenienza, nazionalità e condizioni sociali differenti.

Una colonia lontana da tutto

Nei primi anni San Pablo era un luogo estremamente difficile in cui vivere. La distanza da Iquitos e dagli altri centri abitati rendeva complicato garantire assistenza medica, rifornimenti e collegamenti regolari. Secondo la documentazione storica dell’International Leprosy Association, alla fine degli anni Venti la colonia ospitava almeno una cinquantina di pazienti all’anno; nel 1935 erano già circa 150, distribuiti in una cinquantina di capanne.

La colonia non era quindi semplicemente un ospedale. Era una vera e propria comunità separata, nella quale le persone venivano allontanate dalle proprie famiglie e dalla società per paura del contagio.

Le testimonianze dell’epoca restituiscono un quadro particolarmente duro: isolamento, scarsità di assistenza e condizioni di vita precarie si aggiungevano allo stigma sociale legato alla malattia. Una testimonianza raccolta nel volume Vida de Leprosa, pubblicato nel 1947, racconta proprio la vita quotidiana all’interno della colonia.

La trasformazione in colonia agricola

Un cambiamento importante arrivò nel 1941, quando il medico polacco Maxime Kuczynski assunse un ruolo centrale nell’organizzazione sanitaria della regione e trasformò San Pablo in una colonia agricola. L’obiettivo era rendere la comunità maggiormente autosufficiente: i pazienti coltivavano prodotti destinati al proprio consumo, ma anche alla vendita.

La colonia continuò così a crescere. Nel 1943 furono registrati 295 ricoveri, mentre negli anni successivi San Pablo arrivò a ospitare una popolazione molto più numerosa. Il lebbrosario diventò progressivamente una comunità organizzata, con attività agricole e servizi propri, pur rimanendo separato dal resto della società.

Questo aspetto è importante per comprendere la storia di San Pablo: con il passare degli anni il luogo non fu soltanto uno spazio di isolamento, ma diventò anche un paese nel quale le persone costruirono una nuova vita, formarono famiglie e crearono una propria comunità.

La vita dei pazienti

Essere trasferiti a San Pablo significava spesso affrontare una separazione radicale dalla propria vita precedente. Le persone arrivavano da luoghi diversi del Perù e, in alcuni casi, anche dall’estero, lasciandosi alle spalle famiglie e comunità di origine.

La malattia portava con sé non soltanto le conseguenze fisiche, ma soprattutto un forte stigma sociale. La paura del contagio alimentava l’isolamento e contribuiva a trasformare la colonia in una sorta di mondo separato.

Le condizioni migliorarono progressivamente con l’arrivo di nuove forme di assistenza. Nel 1948 arrivarono a San Pablo alcune religiose, che si occuparono anche dell’educazione e fondarono due scuole.

Ancora negli anni Sessanta, tuttavia, la situazione rimaneva difficile. Un reportage pubblicato da El Comercio nel 1960 descriveva una colonia sovraffollata e con importanti carenze mediche: vi erano 572 pazienti, divisi in un’area destinata alla popolazione malata e una separata per il personale medico e amministrativo.

Il rapporto con il resto della comunità

Per molti anni la separazione tra malati e persone sane fu una componente fondamentale della vita di San Pablo. Il lebbrosario costituiva una comunità distinta, fisicamente e socialmente separata.

Con l’evoluzione delle terapie e la progressiva possibilità di curare la malattia, questa impostazione iniziò però a cambiare. A partire dagli anni Cinquanta la lebbra venne sempre più considerata una malattia curabile e, negli anni successivi, i pazienti che risultavano guariti poterono essere dimessi.

San Pablo iniziò così lentamente a trasformarsi da colonia isolata a vero e proprio villaggio. Alcuni ex pazienti tornarono alle proprie famiglie, mentre altri rimasero perché nel frattempo avevano costruito lì la propria vita e perso i legami con il mondo esterno.

È una trasformazione fondamentale per capire il San Pablo di oggi: quello che nacque come luogo di segregazione è diventato progressivamente una comunità amazzonica aperta, nella quale il passato del lebbrosario rimane però visibile nelle strutture e nella memoria degli abitanti.

L’importanza storica del lebbrosario

Oggi ciò che rimane della colonia rappresenta molto più di una testimonianza architettonica. Il vecchio lebbrosario racconta un capitolo della storia sanitaria e sociale del Perù, ma anche il modo in cui, nel corso del Novecento, la paura della malattia portò all’isolamento di intere comunità.

San Pablo è inoltre legato alla storia della medicina tropicale in Perù e all’attività di medici come Maxime Kuczynski e Hugo Pesce, che studiarono la diffusione della lebbra nell’Amazzonia e contribuirono allo sviluppo della lotta antileprosa nel Paese.

Ma la storia del luogo non può essere ridotta soltanto alla malattia. Dietro i numeri dei pazienti e le strutture della colonia ci sono migliaia di persone che hanno vissuto per anni, e spesso per tutta la vita, in questo remoto angolo dell’Amazzonia.

È proprio questo che rende la visita particolarmente significativa. Oggi il lebbrosario non è soltanto ciò che resta di una struttura sanitaria abbandonata: è la memoria di una comunità che, nonostante l’isolamento e lo stigma, riuscì a trasformare un luogo di separazione in un luogo dove vivere.

Il lebbrosario oggi: cosa rimane della colonia

Oggi del vecchio lebbrosario rimane soprattutto la memoria di quella che per decenni fu una comunità separata dal resto del mondo. La struttura non svolge più la funzione originaria e il numero degli ospiti si è progressivamente ridotto fino a rendere quella che un tempo era una grande colonia quasi un luogo del passato.

Quando ho visitato San Pablo, il complesso appariva ormai in una fase di transizione. Gli spazi dell’ex colonia non erano completamente abbandonati: il grande atrio e alcune delle strutture continuavano a essere utilizzati per attività della comunità, mentre il resto del complesso conservava ancora le tracce della sua funzione precedente.

È una situazione particolare, perché camminando all’interno dell’area si percepisce continuamente la sovrapposizione tra passato e presente. Quelli che un tempo erano spazi destinati esclusivamente ai pazienti oggi fanno parte della vita del villaggio, mentre gli edifici e gli ambienti rimasti ricordano una realtà ormai scomparsa.

La colonia è quindi diventata progressivamente parte del tessuto di San Pablo. Non è più un luogo separato, ma uno spazio inserito nella quotidianità della comunità. Proprio questo cambiamento rende la visita interessante: non ci si trova davanti a un museo perfettamente conservato, ma a un luogo vivo, nel quale la storia convive con il presente.

Il vecchio lebbrosario è oggi in attesa di una nuova destinazione e di una valorizzazione che possa preservarne la memoria. Nel frattempo, alcune attività del villaggio continuano a svolgersi nei suoi spazi.

Visitandolo, la cosa che colpisce maggiormente non è quindi soltanto ciò che è rimasto, ma ciò che non c’è più. È difficile immaginare che questo luogo abbia ospitato centinaia di persone e costituito per decenni una comunità autonoma nel cuore dell’Amazzonia. Le strutture rimaste sono la testimonianza concreta di una storia fatta di isolamento, malattia, stigma, ma anche di vita quotidiana, relazioni e capacità di adattamento.

Ed è proprio per questo che, secondo me, il lebbrosario di San Pablo merita di essere conosciuto non come una semplice curiosità legata al viaggio di Che Guevara, ma come una parte importante della storia sociale e sanitaria dell’Amazzonia peruviana.

Il lebbrosario di San Pablo oggi

Che Guevara, Alberto Granado e San Pablo

Se oggi San Pablo de Loreto è conosciuto al di fuori dell’Amazzonia peruviana, gran parte del merito è legato a Ernesto Guevara e Alberto Granado, che arrivarono qui nel giugno del 1952 durante il loro celebre viaggio attraverso il Sud America. All’epoca Guevara aveva 23 anni ed era ancora uno studente di medicina; Granado, di sei anni più grande, era invece già un biochimico con una particolare esperienza nel campo della lebbra.

Il loro viaggio era iniziato pochi mesi prima dall’Argentina a bordo della Norton 500 “La Poderosa II” e li aveva portati attraverso Cile e Perù. Dopo aver visitato Machu Picchu e Lima, dove incontrarono il medico e specialista della lebbra Hugo Pesce, i due raggiunsero Pucallpa e da lì proseguirono in barca verso Iquitos. L’obiettivo era arrivare fino al lebbrosario di San Pablo, dove avrebbero potuto mettere a disposizione le proprie competenze mediche.

L’arrivo del “Che” secondo il disegno di un bambino

L’arrivo a San Pablo

Guevara e Granado arrivarono a San Pablo il 6 giugno 1952 e rimasero nella colonia per circa due settimane, fino al 20 giugno secondo le ricostruzioni basate sui diari di Guevara. Qui iniziarono immediatamente a collaborare con il personale sanitario e a visitare i pazienti. La colonia ospitava allora circa 600 persone, distribuite sulle due sponde del fiume: da una parte il personale medico e amministrativo, dall’altra i malati.

La separazione fisica attraverso il Rio delle Amazzoni rappresentava in maniera molto concreta anche la distanza sociale che caratterizzava la colonia. I pazienti vivevano dall’altra parte del fiume rispetto a medici, infermieri e religiose e, secondo le testimonianze dell’epoca, esistevano ancora forti precauzioni nei loro confronti.

Proprio questo aspetto colpì particolarmente Guevara.

Il rapporto con i pazienti

Uno degli elementi più ricordati della permanenza a San Pablo è il modo in cui Guevara e Granado si rapportarono ai malati. I due rifiutarono, per quanto possibile, le forme di separazione allora adottate nella colonia e cercarono un contatto diretto con i pazienti.

Guevara era arrivato a San Pablo come giovane studente di medicina, ma l’esperienza assunse presto un significato che andava oltre l’attività sanitaria. Il contatto quotidiano con persone emarginate e isolate contribuì a rafforzare in lui una riflessione sulle condizioni sociali dell’America Latina, già iniziata durante le tappe precedenti del viaggio.

È importante però non trasformare San Pablo nell’unico momento che avrebbe “creato” il futuro Che Guevara. Il viaggio del 1952 fu un percorso graduale, durante il quale Guevara incontrò comunità indigene, lavoratori, minatori e persone che vivevano in condizioni di estrema povertà. San Pablo rappresentò però uno dei momenti più intensi di questo percorso, perché qui entrò direttamente in contatto con una comunità che viveva ai margini della società.

Il compleanno del 14 giugno

San Pablo occupa un posto particolare anche nella biografia di Guevara perché proprio qui trascorse il suo 24º compleanno, il 14 giugno 1952.

Il personale della colonia organizzò una festa per lui, ma quella giornata divenne significativa per un episodio destinato a essere ricordato anche nei suoi diari: Guevara decise di attraversare a nuoto il Rio delle Amazzoni per raggiungere i pazienti dall’altra parte del fiume. La distanza era considerevole e il giovane medico soffriva di asma, ma nonostante le difficoltà volle compiere la traversata.

L’episodio è stato successivamente interpretato come una sorta di simbolo della rottura della barriera tra medici e pazienti, anche se è importante distinguere il significato attribuito successivamente a quel gesto dalla ricostruzione storica dell’evento.

La partenza sulla Mambo-Tango

Quando arrivò il momento di lasciare San Pablo, il rapporto instaurato con la comunità era diventato molto stretto. Pazienti e personale regalarono ai due viaggiatori una piccola imbarcazione costruita sul posto, che venne chiamata Mambo-Tango.

Con questa zattera Guevara e Granado ripresero il viaggio lungo il Rio delle Amazzoni in direzione di Leticia, dove sarebbero arrivati dopo la traversata del fiume. Da lì il viaggio sarebbe proseguito attraverso la Colombia e successivamente verso il Venezuela.

La partenza da San Pablo rappresentò quindi anche il passaggio dall’esperienza nella colonia alla fase successiva del viaggio. Il fiume che aveva separato fisicamente pazienti e personale diventava ora la strada attraverso cui i due giovani avrebbero continuato il loro percorso.

San Pablo nei Diari della motocicletta

L’esperienza di San Pablo sarebbe rimasta una delle parti più importanti del viaggio raccontato da Guevara nei suoi Diari di viaggio, successivamente conosciuti come Diari della motocicletta. Nel 2004 il regista brasiliano Walter Salles portò quel viaggio sul grande schermo con il film I diari della motocicletta (uno dei miei film preferiti), contribuendo enormemente a far conoscere anche San Pablo al pubblico internazionale.

Nel film la permanenza nella colonia assume un forte valore simbolico e rappresenta uno dei momenti in cui il giovane Ernesto comincia a confrontarsi in maniera più profonda con le disuguaglianze sociali dell’America Latina.

Oggi, arrivando a San Pablo dopo aver percorso in barca lo stesso grande fiume che Guevara e Granado utilizzarono per proseguire il loro viaggio, è inevitabile pensare a quella storia. La differenza è che loro arrivarono qui nel 1952 come giovani viaggiatori in cerca di avventura; io sono arrivato oltre settant’anni dopo, durante il mio viaggio in lancha lenta da Iquitos a Leticia.

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Cosa vedere a San Pablo de Loreto

San Pablo de Loreto non è un luogo dove arrivare con una lunga lista di monumenti da visitare. Il suo interesse è soprattutto storico e antropologico, legato alla vicenda della colonia per le persone affette da lebbra, alla presenza di Ernesto Guevara e alla vita quotidiana di una comunità amazzonica ancora fortemente legata al fiume.

Durante la mia permanenza ho preferito quindi girare il paese a piedi, osservando le strade, le abitazioni e le attività degli abitanti, più che cercare vere e proprie attrazioni turistiche.

Il centro del villaggio

Il modo migliore per conoscere San Pablo è semplicemente camminare senza una meta precisa. Il paese è piccolo e si può esplorare facilmente a piedi, passando tra abitazioni, piccoli negozi e spazi pubblici.

Non bisogna aspettarsi un centro storico nel senso tradizionale del termine: qui l’interesse sta soprattutto nella quotidianità. Le persone si muovono tra il villaggio e il porto, i bambini giocano per strada e le attività commerciali ruotano attorno alle esigenze della comunità.

Il paese stesso è considerato un’importante risorsa turistica di carattere storico e culturale e comprende, oltre ai resti della colonia, anche la Casa San José e altri edifici legati alla storia di San Pablo.

Camminando per San Pablo de Loreto

Il mercato

Una delle tappe che consiglio durante una passeggiata è il mercato, soprattutto per osservare la vita quotidiana degli abitanti.

Non è un mercato turistico e proprio per questo risulta interessante: è uno spazio destinato principalmente alla popolazione locale, dove vengono venduti prodotti alimentari e beni di uso quotidiano.

Per un viaggiatore abituato ai mercati di Iquitos o delle grandi città amazzoniche, le dimensioni sono naturalmente molto più ridotte, ma permettono di avere un contatto diretto con la realtà del villaggio.

Mercato di San Pablo de Loreto


Il porto e il Rio delle Amazzoni

Il porto è probabilmente uno dei luoghi più interessanti da osservare.

È qui che San Pablo entra in contatto con il resto dell’Amazzonia: le imbarcazioni arrivano e partono, vengono trasportate merci e si muovono gli abitanti diretti verso altre comunità.

Durante il mio viaggio da Iquitos a Leticia, il porto rappresentava anche il punto di riferimento per la prosecuzione del viaggio. Guardare le barche arrivare e ripartire permette di capire immediatamente quanto il fiume sia importante per la vita del villaggio.

A San Pablo il Rio delle Amazzoni non è semplicemente un elemento paesaggistico: è una strada, un collegamento con il mondo esterno e una parte fondamentale della vita quotidiana.

Rio delle Amazzoni


Le tracce della vecchia colonia

Naturalmente, il luogo più importante da visitare rimane quello che resta della colonia leprosoria.

Gli edifici e le strutture sopravvissute permettono di ricostruire, almeno in parte, la dimensione della comunità che visse qui per decenni. Tra le testimonianze storiche sono segnalati anche i resti delle antiche casonas della colonia.

Come racconto nel capitolo dedicato al lebbrosario, oggi questi spazi non hanno più la funzione originaria e alcuni ambienti vengono utilizzati dalla comunità. È proprio questo contrasto tra il passato e il presente a rendere la visita particolarmente interessante.

Ciò che rimane di una casa dei medici

La Casa San José e le altre testimonianze storiche

Tra gli edifici storici segnalati dalle fonti turistiche locali c’è la Casa San José, insieme ai resti delle antiche costruzioni della colonia.

Sono testimonianze che aiutano a comprendere come San Pablo sia passato dall’essere una colonia isolata a diventare progressivamente un vero e proprio villaggio.

Non aspettarti però un sito musealizzato o un percorso di visita organizzato come quello di una grande attrazione turistica: gran parte del fascino sta proprio nel fatto che queste testimonianze sono inserite all’interno della vita quotidiana del paese.

Il cacao e il cioccolato

San Pablo ha sviluppato negli ultimi anni anche alcune attività legate alla produzione agricola locale, in particolare cacao e cioccolato. Le fonti turistiche ufficiali segnalano una produzione locale di cioccolato Tikuna e le chacras dove viene coltivato il cacao.

Non si tratta necessariamente di un’attività da inserire in un itinerario autonomo di poche ore, ma è un aspetto interessante per comprendere come il territorio stia cercando di valorizzare le proprie risorse e sviluppare nuove attività economiche.

Nel 2026, proprio in occasione del centenario della fondazione di San Pablo, una grande fiera locale ha dato spazio anche a produttori di cacao, cioccolato e acquacoltura.

Vivere San Pablo più che visitarlo

Alla fine, credo che questo sia il modo migliore per affrontare San Pablo.

Non arriverei qui aspettandomi una serie di attrazioni da visitare una dopo l’altra. Il vero interesse del paese è nel suo insieme: il vecchio lebbrosario, il mercato, il porto, le case, le persone, le piccole attività commerciali e il continuo rapporto con il Rio delle Amazzoni.

Durante la mia permanenza ho trovato proprio questo l’aspetto più interessante. Dopo giorni trascorsi sulla lancha lenta, San Pablo mi ha permesso di scendere dalla barca e osservare da vicino una delle tante comunità che vivono lungo il grande fiume.

È un luogo da attraversare con calma, fermandosi a osservare quello che succede intorno. E forse è proprio questa la sua attrazione principale: per qualche ora non si è semplicemente visitatori di San Pablo, ma si entra, anche se solo temporaneamente, nel ritmo quotidiano di un piccolo villaggio amazzonico.

Dormire e mangiare a San Pablo de Loreto

San Pablo de Loreto non è una destinazione turistica strutturata e questo si riflette inevitabilmente anche nella scelta di alloggi e ristoranti. Le possibilità sono limitate e conviene arrivare preparati, soprattutto se si decide di fermarsi una notte.

Dove dormire

Hospedaje San Pablo

Durante la mia permanenza ho dormito all’Hospedaje San Pablo, una sistemazione semplice e adatta soprattutto a chi è di passaggio.

Non bisogna aspettarsi i servizi di un hotel tradizionale: qui l’ospitalità è essenziale e risponde soprattutto alle esigenze di chi deve fermarsi nel villaggio per una notte o qualche giorno. La posizione è comunque comoda per muoversi a piedi e raggiungere le principali zone del paese.

La camera è semplice, così come i servizi, ma nel contesto di San Pablo rappresenta una soluzione più che adeguata. Il punto non è cercare comfort particolari, ma avere un posto pulito e funzionale dove dormire dopo una lunga giornata di viaggio sul fiume.

Del resto, arrivando a San Pablo dopo molte ore trascorse sulla lancha lenta, una camera, un letto e un po’ di tranquillità sono già un piccolo lusso.

Il mio consiglio è quindi di avere aspettative realistiche: San Pablo è un piccolo villaggio amazzonico, non una destinazione turistica internazionale. La scelta di strutture ricettive è limitata e anche i servizi possono essere più semplici rispetto a quelli a cui siamo abituati nelle città.

San Pablo de Loreto, Hospedaje San Pablo


Dove mangiare

Restobar El Embrujo

Per mangiare ho provato il Restobar El Embrujo, una delle poche alternative che ho trovato disponibili durante la mia permanenza.

Non lo definirei certamente un ristorante da segnalare per la qualità gastronomica: non c’è nulla di particolarmente eccezionale, né per la cucina né per l’ambiente. Tuttavia, in un luogo come San Pablo, il giudizio deve necessariamente tenere conto del contesto.

In alcuni momenti può infatti essere una delle poche, se non l’unica, possibilità aperta per mangiare qualcosa. Per questo può risultare molto utile per chi arriva dopo una giornata di navigazione e non vuole mettersi alla ricerca di alternative.

La scelta è naturalmente molto più limitata rispetto a Iquitos e conviene considerare il ristorante soprattutto come una soluzione pratica, senza aspettarsi un’esperienza gastronomica particolare.

San Pablo de Loreto, Restaurante El Embrujo

Mangiare la sera a San Pablo

La situazione cambia soprattutto dopo il tramonto. La ristorazione serale a San Pablo non ruota necessariamente attorno a ristoranti tradizionali: alcuni abitanti preparano cibo all’esterno delle proprie abitazioni, mentre in diversi punti del paese si possono trovare piccoli chioschi e bancarelle.

L’offerta è molto variabile e può cambiare anche da una sera all’altra. Alcuni punti possono essere aperti, altri chiusi, e non sempre è facile sapere in anticipo dove sarà possibile mangiare.

È una situazione che fa parte del carattere stesso del villaggio. Qui il cibo non è organizzato pensando al turista, ma segue soprattutto le esigenze della popolazione locale.

Per questo, se decidete di fermarvi a San Pablo, conviene essere flessibili e non arrivare con l’aspettativa di trovare una scelta ampia di ristoranti. Può essere utile avere con sé qualche snack o qualcosa da mangiare, soprattutto se si arriva tardi o se il giorno della propria permanenza coincide con una serata in cui le poche attività disponibili sono chiuse.

In definitiva, dormire e mangiare a San Pablo sono esperienze molto semplici, ma anche questo contribuisce a rendere evidente quanto il villaggio sia ancora lontano dai circuiti del turismo di massa. Si viene qui per il fiume, per la storia del lebbrosario e per conoscere una realtà amazzonica autentica; l’offerta turistica viene necessariamente dopo.

Mangiando di sera a San Pablo


San Pablo de Loreto: la mia esperienza e perché vale la pena fermarsi

Sono arrivato a San Pablo de Loreto durante il mio viaggio in lancha lenta da Iquitos a Leticia, dopo una lunga navigazione sul Rio delle Amazzoni. Scendere dalla barca e ritrovarsi in un piccolo villaggio amazzonico è stato un cambiamento immediato: dopo ore trascorse sull’acqua, improvvisamente tutto ruotava nuovamente attorno alla terraferma, alle strade del paese e alla vita quotidiana dei suoi abitanti.

La prima impressione è stata quella di un luogo semplice e poco abituato al turismo internazionale. San Pablo non ha l’aspetto di una destinazione costruita per accogliere i visitatori: le persone continuano le proprie attività, le barche arrivano e partono dal fiume, il mercato segue i suoi ritmi e le strade sono attraversate soprattutto dagli abitanti.

Ed è proprio questa dimensione a rendere interessante la permanenza.

La visita al lebbrosario

La visita al vecchio lebbrosario non è particolarmente semplice da organizzare in autonomia. La struttura, infatti, non funziona più come colonia residenziale per persone affette da lebbra. L’ultimo ospite che viveva ancora all’interno del complesso è morto nell’aprile 2026 e oggi non ci sono più persone che vi risiedono stabilmente.

La situazione attuale è però molto diversa da quella del passato. Alcune persone che hanno avuto la malattia continuano a essere seguite dal punto di vista sanitario o hanno completato il trattamento, ma vivono oggi con le proprie famiglie all’interno della comunità. Una volta completata la terapia e superata la fase contagiosa, possono condurre una vita normale senza rappresentare un rischio di trasmissione.

Proprio perché oggi il complesso non è più una struttura sanitaria residenziale, per poterlo visitare ho avuto bisogno dell’aiuto della comunità locale. Mi sono rivolto alle suore della chiesa principale di San Pablo, che sono state molto disponibili e mi hanno aiutato a contattare il custode, prendendo per me un appuntamento.

La visita è avvenuta inoltre in un momento particolarmente significativo. Quando sono arrivato a San Pablo stavano infatti iniziando i festeggiamenti per il centenario della fondazione del villaggio. Nei giorni successivi erano previste diverse attività e iniziative per celebrare i cento anni di storia della comunità.

Ho quindi visitato il vecchio lebbrosario proprio mentre San Pablo si preparava a celebrare la propria storia. Il custode mi ha accompagnato all’interno del complesso, permettendomi di vedere ciò che rimane dell’antica colonia e di comprenderne meglio la struttura.

Oggi alcuni degli spazi dell’ex lebbrosario continuano a essere utilizzati dalla comunità, mentre altri conservano le tracce della loro funzione originaria. Non è un museo e non bisogna aspettarsi un sito perfettamente conservato o un percorso turistico organizzato: è un luogo ancora inserito nella vita quotidiana del villaggio.

Il fatto che l’ultimo ospite sia morto soltanto pochi mesi prima della mia visita rendeva l’esperienza ancora più particolare. La colonia residenziale appartiene ormai al passato, ma la sua storia rimane molto presente nella memoria degli abitanti e nelle strutture che ancora oggi testimoniano quasi un secolo di storia.

Passeggiare per San Pablo

Al di là del lebbrosario, ho trascorso parte del tempo semplicemente camminando per il paese.

Il mercato, le abitazioni, i piccoli negozi e soprattutto il porto permettono di osservare la vita quotidiana senza dover necessariamente cercare un’attrazione precisa.

A San Pablo il Rio delle Amazzoni è sempre presente: nelle barche che arrivano, nelle persone che si spostano e nelle merci che vengono trasportate. Dopo aver trascorso tanto tempo sulla lancha lenta, osservare da vicino questa quotidianità permette di capire ancora meglio quanto il fiume sia fondamentale per la comunità.

Non c’è una vera industria turistica e il visitatore non è al centro della scena. Personalmente è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente.

Passeggiando per San Pablo de Loreto


Le persone e la vita del villaggio

Gli incontri con le persone sono avvenuti in maniera spontanea. Non essendoci un turismo internazionale significativo, il rapporto con gli abitanti è molto diverso da quello che si può avere nelle destinazioni più conosciute dell’Amazzonia.

Basta fermarsi a osservare, fare due chiacchiere o chiedere informazioni per entrare in contatto con una realtà molto semplice e genuina.

Anche le celebrazioni per il centenario contribuivano a rendere il villaggio particolarmente vivo durante la mia permanenza. San Pablo si preparava a festeggiare i suoi cento anni e nei giorni successivi erano previste diverse iniziative della comunità.

È stato interessante trovarmi lì proprio in quel momento: da una parte stavo cercando di conoscere la storia del vecchio lebbrosario, dall’altra assistevo alla comunità che celebrava il proprio presente e il proprio futuro.

Incontri a San Pablo de Loreto


La sera a San Pablo

La sera il villaggio assume un ritmo ancora più tranquillo.

Le possibilità per mangiare sono limitate e alcuni piccoli punti di ristoro vengono organizzati direttamente all’esterno delle abitazioni, mentre qua e là si trovano chioschi e bancarelle.

Non c’è una vera vita notturna e non bisogna aspettarsela. Dopo il tramonto San Pablo rallenta e il rapporto con il fiume torna ancora una volta a essere centrale.

Per me è stato soprattutto un momento per rallentare dopo le lunghe ore trascorse sulla lancha, osservando un’altra dimensione della vita amazzonica.

Da San Pablo verso Santa Rosa e la Colombia

La permanenza a San Pablo è stata soltanto una tappa del viaggio. Da qui ho ripreso la navigazione lungo il Rio delle Amazzoni verso Santa Rosa de Yavarí, l’ultimo centro peruviano prima della frontiera.

Da Santa Rosa ho completato le formalità di uscita dal Perù e poi attraversato il fiume con una piccola imbarcazione fino a Leticia, in Colombia.

Il percorso è stato quindi:

Iquitos → San Pablo de Loreto → Santa Rosa → Leticia.

La tappa di San Pablo ha rappresentato una pausa importante all’interno della lunga traversata e mi ha permesso di conoscere una realtà che, passando semplicemente in barca, sarebbe rimasta quasi completamente invisibile.

Per chi consiglio San Pablo de Loreto?

Non consiglierei San Pablo a chi cerca una destinazione ricca di monumenti, ristoranti, strutture turistiche o attività organizzate. Non è questo il motivo per cui venire qui.

La consiglio invece a chi ama viaggiare lentamente, vuole conoscere realtà poco frequentate dal turismo e considera il viaggio anche un’occasione per osservare la vita quotidiana dei luoghi attraversati.

È particolarmente interessante per chi percorre il Rio delle Amazzoni tra Perù e Colombia, perché permette di interrompere la lunga navigazione e conoscere una comunità fluviale, ma anche per chi è interessato alla storia della colonia per persone affette da lebbra e alla vicenda di Ernesto Guevara e Alberto Granado.

San Pablo de Loreto


Vale la pena fermarsi a San Pablo?

Per me sì, soprattutto se si arriva fin qui in lancha lenta.

San Pablo non è una destinazione da raggiungere per una lunga vacanza e non offre una lunga lista di attrazioni da spuntare. Il suo valore sta altrove: nella storia del lebbrosario, nel rapporto quotidiano con il Rio delle Amazzoni, nel mercato, nel porto, nelle persone e nella possibilità di osservare una comunità amazzonica lontana dai circuiti turistici.

La mia visita è avvenuta inoltre in un momento particolarmente significativo, proprio all’inizio delle celebrazioni per il centenario di San Pablo de Loreto, quando il villaggio si preparava a festeggiare la propria storia con diverse attività nei giorni successivi.

E forse è proprio questo il modo migliore per descrivere San Pablo: non una destinazione da visitare, ma una tappa da vivere.

Un luogo nel quale fermarsi per qualche ora, o per una notte, rallentare il ritmo del viaggio e entrare, anche solo temporaneamente, in una dimensione dell’Amazzonia ancora lontana dalle rotte del turismo internazionale.

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