In autobus da Cajamarca a Chiclayo

Raggiungendo Chiclayo. Risaie

Raggiungiamo in taxi il terminal dell’impresa di trasporti La Cumbe pochi minuti prima della partenza prevista per le 11,30. Nell’autobus siamo gli unici stranieri ed una volta sistemati c’è chi comincia a mangiare una macedonia accompagnata da una salsetta poco profumata che diffonde nel mezzo un odore a dir poco sgradevole. Le sei ore e mezza di viaggio che separano Cajamarca da Chiclayo sono in grado di offrire panorami a dir poco spettacolari. Una volta usciti dalla città cominciamo a salire lentamente e con il passare dei chilometri i boschi di eucalipto lasciano spazio a brulle montagne. Cominciamo a scendere tra improvvisi tornanti superando caratteristici villaggi.

Raggiungendo Chiclayo
Raggiungendo Chiclayo
Raggiungendo Chiclayo
Alla nostra sinistra il rio Jequetepeque, in questa stagione quasi in secca, si fa strada in una fertile vallata scavando un canyon poco profondo dalla particolare colorazione rossastra. Man mano che scendiamo di quota i profili delle montagne si addolciscono e si aprono ampi spazi coltivati.
Rio Jequetepeque
Rio Jequetepeque
Raggiungendo Chiclayo. Risaie
Raggiungendo Chiclayo. Risaie
Raggiungendo Chiclayo. Risaie
L’autista intanto pare immedesimarsi in un pilota di rally. Incurante delle possibili vetture che provengono dall'altro senso di marcia taglia le numerose curve e percorre la strada ad alta velocità. Ci fermiamo per pranzare nel ristorante Kiarita, in una località indefinita dove soffia un forte vento caldo. Ordino un lomo saltado (carne di manzo saltata con cipolle, peperoni e patate) accompagnato da riso.

Raggiungendo Chiclayo, sosta al restaurante Kiarita
Raggiungendo Chiclayo, sosta al restaurante Kiarita
Raggiungendo Chiclayo, sosta al restaurante Kiarita
Ripresa la marcia costeggiamo per un lungo tratto una rigogliosa vallata dove il riso, la coltivazione prevalente, dà vita ad un suggestivo gioco di colori tra il verde dei coltivi ed il marrone delle montagne circostanti.

Raggiungendo Chiclayo. Risaie

Raggiungendo Chiclayo. Risaie
Raggiungendo Chiclayo. Risaie
Raggiungendo Chiclayo. Risaie
Raggiungendo Chiclayo. Risaie
Raggiungendo Chiclayo. Risaie
Grandi cactus compaiono sulle pareti rocciose in lontananza. Il fiume comincia ora a farsi strada tra grandi rocce per poi gettarsi in un grande lago dall'acqua salmastra, il Represa de Gallito Ciego. Avvicinandosi a Chiclayo l’ocra diventa il colore prevalente nel paesaggio, sempre più desertico con l’avanzare dei chilometri. Superato l’abitato di Chepen, i bordi delle strade non sono altro che un ammasso di rifiuti. Sullo sfondo montagne rocciose dalla base sabbiosa si innalzano nel bel mezzo di un’ampia pianura desertica.

Raggiungendo Chiclayo
Raggiungendo Chiclayo
Raggiungendo Chiclayo
Mercato nell'abitato di Pacanguilla
Mercato nell'abitato di Pacanguilla
Raggiungendo Chiclayo
Raggiungendo Chiclayo
Qua e là discariche a cielo aperto ed i rifiuti, in autocombustione, bruciano innalzando colonne di fumo nel bel mezzo del niente. Giunti finalmente a Chiclayo fermiamo un taxi e ci facciamo accompagnare al terminal terrestre per acquistare il biglietto per l’indomani a Chachapoyas e successivamente all'Hotel. Abbiamo chiesto di farci accompagnare all'Hotel Royal sulla Plaza de Armas, una sistemazione economica di cui avevamo letto una recensione sulla guida Lonely Planet ma la struttura è stata chiusa negli ultimi anni per far posto ad un grande store. Sotto consiglio dell’autista alloggiamo all'Hotel Primavera, a poche centinaia di metri dalla piazza principale. Stanza piccola ma pulita. A prima vista la zona non sembra il massimo della sicurezza, la strada è sterrata e non c’è nessuno in giro. E’ anche normale, è domenica ed i negozi sono quasi tutti chiusi. Ceniamo a El Boom, un ristorante poco distante dall'Hotel affollato dalla gente del posto. Attratto dall'immagine del menu, ordino delle costolette di maiale. La scelta si rivelata a dir poco pessima. La carne è talmente speziata da lasciarla dopo pochissimi bocconi.

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