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I Viaggi di Manuel

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On the Road di 3 Giorni da Marrakech: tra le Montagne dell’Alto Atlante

5 Febbraio 2025 · Manuel Santoro · Lascia un commento

L’Alto Atlante, la maestosa catena montuosa del Marocco, regala paesaggi mozzafiato tra valli fertili, gole spettacolari e cime innevate. Questa regione ospita villaggi berberi autentici, dove il tempo sembra essersi fermato e le tradizioni ancestrali resistono al passare dei secoli. Tra strade tortuose e panorami sorprendenti, si scoprono kasbah di terra rossa, mercati vivaci e l’ospitalità calorosa della gente del posto. Un viaggio attraverso l’Alto Atlante è un’immersione nella cultura e nella natura più autentica del Marocco. Perfetto per chi cerca avventura e autenticità fuori dai circuiti turistici.

Da Marrakech, città nella quale sono arrivato in Marocco, sono partito per tre giorni – certo, non sono molti, ma è pur sempre qualcosa – a dir poco intensi nel cuore dell’Atlante, esplorando luoghi poco turistici e autentici. Questa regione, con le sue montagne imponenti e i villaggi arroccati, offre infinite possibilità di scoperta.

Da qui le opzioni sono molteplici: attraversando il passo del Tizi n’Tichka, si possono raggiungere destinazioni celebri come la Kasbah di Ait Ben Haddou, un’antica cittadella fortificata patrimonio dell’UNESCO, la spettacolare gola del Todra con le sue pareti di roccia rossa che si ergono fino a 160 metri, la cinematografica Ouarzazate, famosa per i suoi studi di produzione e i paesaggi che hanno fatto da sfondo a numerosi film hollywoodiani, oppure le cittadine ai margini del deserto, come Merzouga e Zagora, porte d’accesso alle immense dune sahariane.

Io, però, ho scelto un itinerario completamente differente, lontano dalle mete più battute e dagli itinerari più turistici. Ho deciso di addentrarmi nelle zone più selvagge dell’Alto Atlante, percorrendo strade sterrate che si snodano tra montagne, gole profonde e altipiani bruciati dal sole. Qui la natura è aspra e autentica, punteggiata da piccoli villaggi berberi dove la vita scorre con ritmi lenti, scanditi dal lavoro nei campi e dal pascolo degli animali. Lontano dal turismo di massa, ho avuto modo di immergermi in una dimensione più intima e genuina del Marocco, fatta di incontri spontanei con la gente del posto, pranzi condivisi con famiglie berbere e momenti di assoluta contemplazione davanti a panorami mozzafiato, dove il tempo sembra essersi fermato.

Marrakech e il suo lato meno turistico

Marrakech è una città dal fascino irresistibile, un crocevia di culture e tradizioni che attrae visitatori da tutto il mondo. Con i suoi souk brulicanti, i palazzi storici e le atmosfere da mille e una notte, è senza dubbio una delle mete più turistiche del Marocco. Tuttavia, oltre alle celebri attrazioni come Piazza Jemaa el-Fna, la Madrasa di Ben Youssef e i Giardini Majorelle, esiste un volto meno conosciuto della città, nascosto tra le viuzze della sua antica medina.

Qui, lontano dalle rotte più battute, si aprono angoli di autenticità dove la vita scorre con un ritmo diverso. Perdendosi nei vicoli stretti e tortuosi, si possono scoprire piccoli riad dalle porte scolpite, botteghe artigianali dove gli artigiani modellano il cuoio, la ceramica e il rame con gesti tramandati da generazioni, e antichi forni di quartiere da cui si diffonde il profumo invitante del pane appena sfornato. Nei cortili interni delle case tradizionali si celano giardini ombreggiati da aranci, mentre le terrazze offrono scorci suggestivi sui tetti della città.

Tra gli abitanti del luogo, si respira la vera essenza di Marrakech: donne che rientrano dal mercato con i loro cesti colmi di spezie e verdure, anziani seduti all’ombra intenti a chiacchierare e bambini che giocano spensierati per strada. Questo lato meno esplorato della città permette di sfuggire al caos turistico e di vivere Marrakech in modo più intimo e autentico, avvolti dall’atmosfera magica che rende questa città unica al mondo.

Marrakech ed il suo lato meno turistico

Contenuti del post

  • L’itinerario giorno per giorno
    • Giorno 1. Da Marrakech a Megdaz
      • Dove ho mangiato lungo il percorso:
      • Dove ho dormito a Megdaz:
    • Giorno 2. Da Megdaz a Taliouine
      • Dove ho dormito a Taliouine:
    • Giorno 3. Da Taliouine a Marrakech (via Tizi’n Test)
      • Dove ho dormito a Marrakech
    • Consigli pratici: noleggiare un’auto in Marocco
    • Il mio viaggio su YouTube

L’itinerario giorno per giorno

Giorno 1. Da Marrakech a Megdaz

La strada che conduce da Marrakech a Demnate è un viaggio che segna il passaggio dal caos urbano alla tranquillità delle montagne dell’Alto Atlante. Lasciando la vivace Marrakech alle spalle, ci si dirige verso est lungo la N8, una strada asfaltata che attraversa pianure coltivate, uliveti e piccoli villaggi rurali. Il paesaggio si fa via via più collinare, e già dopo un’ora di viaggio si iniziano a intravedere le prime alture dell’Atlante.

Dopo aver attraversato il centro abitato di Demnate, ho fatto una sosta per il pranzo al ristorante Espace La Belle Vue, un luogo accogliente con una splendida vista sulle colline circostanti. Qui ho gustato un tajine berbero tradizionale, preparato con ingredienti freschi e cotto lentamente secondo la tradizione locale. L’attesa è stata lunga perché tutto è stato cotto al momento e con cibi freschi. Nel frattempo, ci siamo rilassati ammirando il panorama e godendoci la tranquillità della campagna.

Da Demnate a Megdaz, il viaggio diventa più avventuroso. La strada lascia l’asfalto per diventare sempre più tortuosa e isolata, con tratti sterrati che si inerpicano tra montagne e vallate. Il percorso attraversa paesaggi straordinari, tra gole profonde, terrazze coltivate e piccoli villaggi berberi fatti di case in terra cruda che sembrano mimetizzarsi con le montagne. Lungo il tragitto, le vette innevate dell’Alto Atlante si stagliano all’orizzonte, e non è raro incontrare pastori con i loro greggi lungo i sentieri che si snodano tra le rocce.

Lungo la strada, ho attraversato alcuni piccoli villaggi berberi che punteggiano il percorso, tra cui Ait Tamlil, una comunità rurale immersa in un paesaggio fatto di coltivazioni a terrazza e tradizionali case in pietra e fango. Qui la vita scorre lenta, scandita dal lavoro nei campi e dalla pastorizia, e il passaggio dei viaggiatori è ancora un evento raro.

Alto Atlante, lungo la strada da Demnate a Megdaz


Man mano che ci si avvicina a Megdaz, uno dei villaggi più autentici e ben conservati dell’Alto Atlante, la strada diventa sempre più spettacolare. Il villaggio appare all’improvviso, arroccato su un pendio con le sue tipiche case in argilla rossa e legno di noce, perfettamente integrate nell’ambiente circostante. L’arrivo qui segna la fine di un percorso impegnativo ma incredibilmente suggestivo. Il tragitto da Demnate a Megdaz può essere difficile, soprattutto dopo piogge abbondanti, ma ogni sforzo viene ripagato dalla bellezza incontaminata del paesaggio e dalla possibilità di vivere un’esperienza genuina tra le comunità berbere dell’Alto Atlante.

Alto Atlante, Megdaz


Dove ho mangiato lungo il percorso:

Espace la belle vue
iminfri , TIFNI, La belle vue,Douar AIT bouzid, Demnate 22300, Marocco
Posizione: 31.707738, -6.957041

Dove ho dormito a Megdaz:

Dar Megdaz
Posizione: 31.390275, -6.790191

Il Dar Megdaz è l’unica struttura ricettiva del villaggio di Megdaz, un’autentica casa berbera in argilla immersa nel cuore dell’Alto Atlante. A gestione familiare, questo piccolo rifugio nasce dalla passione e dall’impegno di Mohamed, un giovane del posto che ha studiato a Casablanca ma ha scelto di non allontanarsi dalle sue radici. Desideroso di far conoscere il suo villaggio e mantenere viva la tradizione berbera, ha creato insieme alla sua famiglia questa accogliente guesthouse, offrendo un’ospitalità genuina e un’esperienza immersiva nella cultura locale.

Le camere sono semplici, arredate in modo essenziale, rispettando lo stile tradizionale berbero, e i bagni sono in comune, in linea con la struttura autentica della casa. L’atmosfera è calda e accogliente, con tappeti colorati e dettagli in legno che richiamano le antiche abitazioni dell’Atlante.

Qui abbiamo anche cenato, gustando un delizioso tajine di pollo e verdure, preparato con ingredienti freschi e spezie locali, cucinato lentamente secondo la tradizione berbera. Il pasto, condiviso con la famiglia di Mohamed, è stato un momento di convivialità che mi ha permesso di conoscere meglio la cultura e le abitudini della comunità locale.

Il soggiorno al Dar Megdaz non si è limitato al solo pernottamento: Mohamed mi ha accompagnato in un piccolo tour del villaggio, raccontando la storia e le tradizioni di Megdaz. Abbiamo poi percorso insieme alcuni sentieri panoramici nei dintorni, dai quali ho potuto ammirare il villaggio dall’alto, incastonato tra le montagne, con le sue caratteristiche case in argilla rossa perfettamente integrate nel paesaggio circostante.

Dar Megdaz


Giorno 2. Da Megdaz a Taliouine

Il secondo giorno a Megdaz è iniziato con una colazione semplice ma autentica, preparata con cura dalla madre di Mohamed. Seduto nella sala comune della loro casa in argilla, ho assaporato pane fatto in casa, ancora caldo e fragrante, accompagnato da marmellata artigianale e un bicchiere di tè alla menta. Il tempo sembrava scorrere più lentamente qui, tra il calore dell’ospitalità berbera e il silenzio delle montagne dell’Atlante.

Dopo colazione, Mohamed mi ha accompagnato alla scoperta del villaggio, guidandomi tra i suoi vicoli stretti e le case in terra cruda e legno di noce. Megdaz è un luogo fuori dal tempo, un villaggio che conserva intatta la sua anima berbera, con architetture tradizionali e un modo di vivere che segue ancora i ritmi della natura. Mohamed mi ha raccontato di come la comunità locale viva principalmente di agricoltura e pastorizia, tramandando usanze secolari di generazione in generazione.

Megdaz


Lasciando Megdaz, mi sono rimesso in viaggio lungo una strada che si snoda tra le montagne dell’Alto Atlante, un percorso selvaggio e poco battuto che richiede tempo e pazienza, ma che regala panorami straordinari. I primi chilometri attraversano un paesaggio aspro, dove la strada sterrata si fa stretta e tortuosa, affacciandosi su gole profonde e villaggi isolati costruiti in terra cruda. Il tragitto è lento, scandito dal ritmo del viaggio e dagli incontri lungo il cammino: pastori con i loro greggi, bambini che salutano con entusiasmo e qualche raro furgoncino carico di merci dirette ai mercati locali.

Nel bel mezzo del nulla, nel cuore di queste montagne isolate, ho trovato un cucciolo di cane. Dopo Megdaz, la strada ha continuato a salire, serpeggiando tra gli aspri paesaggi dell’Alto Atlante, fino a raggiungere un passo montano. È stato lì che, all’improvviso, è spuntato lui: un piccolo cagnolino, spaventato e solo. L’ho ribattezzato Atlas, in onore del luogo in cui l’ho incontrato. Impaurito, si era nascosto tra le rocce. Attorno a me, solo il silenzio e lande desolate.

Dopo aver atteso un suo movimento, l’ho preso con me e portato fino a Ouarzazate, nella speranza di trovare un rifugio per cani o almeno qualche contatto utile. Purtroppo, in Marocco il randagismo è ancora un problema diffuso. Non ho trovato un rifugio, ma grazie all’aiuto di alcuni abitanti, ho incontrato una persona dal cuore grande che ha deciso di adottarlo, unendolo ai suoi numerosi altri cani. Ricevo costantemente aggiornamenti su di lui e sono felice di sapere che Atlas ha trovato finalmente un posto sicuro.

Da Megdaz verso Ouarzazate e l’incontro imprevisto


Dopo aver affrontato tornanti e vallate incastonate tra le rocce rosse, la strada ritrova l’asfalto avvicinandosi a Ouarzazate, la porta del deserto. Prima di raggiungere la città, ho fatto una deviazione per esplorare l’oasi di Fint, un piccolo paradiso nascosto a circa 15 km a sud. Per arrivarci, ho seguito una pista sterrata che serpeggia tra le colline aride, fino a quando, all’improvviso, il verde delle palme e delle coltivazioni ha spezzato il paesaggio brullo. Nell’oasi regnava la quiete e mi sono limitato ad osservare il fiume e le tipiche abitazioni in terra cruda perfettamente integrate nell’ambiente circostante.

Ripreso il viaggio, sono rientrato sulla N10, la grande arteria che attraversa il sud del Marocco. Superata Ouarzazate, la strada si distende in lunghi rettilinei attraverso paesaggi sempre più desertici. Le montagne dell’Atlante cedono il passo a un territorio arido, punteggiato da acacie solitarie e villaggi berberi. Dopo ore di viaggio tra distese pietrose e panorami sconfinati, ho finalmente raggiunto Taliouine, la capitale marocchina dello zafferano.

Oasi di Fint


Dove ho dormito a Taliouine:

Auberge Restaurant Le Safran
Posizione: 30.530166, -7.910281

L’Auberge Restaurant Le Safran è una sistemazione semplice ma funzionale, ideale per una sosta di una notte a Taliouine. Le camere sono abbastanza pulite e offrono il comfort essenziale per un breve soggiorno. Un punto di forza è la presenza del ristorante al piano terra, dove si possono gustare piatti a base di zafferano locale, specialità della zona.

La posizione sulla strada principale lo rende facilmente accessibile, e la presenza di un parcheggio proprio di fronte alla struttura è un ulteriore vantaggio per chi viaggia in auto.

Un aspetto migliorabile è la dotazione di prese elettriche, poiché in una camera twin era presente solo una presa, risultando poco pratica per chi ha più dispositivi da ricaricare.

Nel complesso, una soluzione senza fronzoli ma adeguata per un pernottamento.

Taliouine, Auberge Restaurant Le Safran


Giorno 3. Da Taliouine a Marrakech (via Tizi’n Test)

La mattina siamo tornati sui nostri passi per raggiungere il villaggio di Ifri e visitare l’Agadir Ifri Imadiden, una delle granai fortificati più suggestivi della regione. Questo agadir, incastonato tra le rocce, domina il paesaggio circostante con la sua struttura in pietra perfettamente integrata nell’ambiente. Costruito secoli fa per conservare le scorte alimentari e proteggere i beni più preziosi della comunità, oggi rappresenta una straordinaria testimonianza dell’architettura berbera tradizionale. Dall’alto si gode di una vista spettacolare sulle vallate circostanti, punteggiate da uliveti e campi coltivati.

Ifri


Riprendendo la strada verso Taliouine, abbiamo fatto una breve sosta alla Kasbah di Taliouine. Anche se ormai in rovina, la sua posizione dominante e il fascino decadente la rendono un luogo molto scenografico. Le mura ancora in piedi raccontano la storia di un’epoca passata, quando queste fortezze erano centri nevralgici del potere locale.

Prima di lasciare la città, abbiamo visitato la Coopérative Souktana du Safran, un luogo perfetto per acquistare lo zafferano di Taliouine, considerato uno dei migliori al mondo. Qui ci siamo immersi nei profumi intensi delle spezie e abbiamo scoperto di più sul processo di coltivazione e raccolta di questo prezioso fiore. Ne abbiamo approfittato per acquistare alcuni prodotti da portare in Italia, tra cui zafferano puro e infusi aromatici.

Kasbah di Taliouine


Lasciata Taliouine, ci siamo diretti verso Marrakech percorrendo la spettacolare strada che attraversa il Tizi’n Test, uno dei passi montani più impressionanti del Marocco. La salita è ripida e panoramica, con tornanti che si arrampicano lungo il versante della montagna fino a raggiungere la sommità del passo, a oltre 2.100 metri di altitudine.

Lungo il tragitto, abbiamo attraversato aree gravemente colpite dal terremoto del 2023.

Salendo verso il Tizi’n Test

Il terremoto del 2023 che ha colpito il Marocco

Il sisma, di magnitudo 6.8, ha avuto il suo epicentro nella regione dell’Alto Atlante, colpendo duramente villaggi remoti e comunità montane. Migliaia di persone hanno perso la vita e molte altre sono rimaste senza casa. Tra i villaggi più colpiti figurano Amizmiz, Talat N’Yaaqoub e Ighil, dove molte case tradizionali in terra cruda sono crollate sotto la forza del sisma.

Nonostante sia passato più di un anno, i segni della devastazione sono ancora evidenti: villaggi parzialmente distrutti, macerie lungo la strada e numerose famiglie costrette a vivere in tende o abitazioni temporanee. Il governo marocchino e numerose organizzazioni umanitarie hanno avviato progetti di ricostruzione, ma il processo è lento e complesso, soprattutto nelle zone più isolate. La resilienza delle comunità locali è evidente: nonostante le difficoltà, la gente del posto continua a ricostruire le proprie vite con determinazione e solidarietà.

Il terremoto del 2023 è stato il più devastante che abbia colpito il Marocco negli ultimi decenni, lasciando un segno indelebile nelle regioni montuose dell’Alto Atlante. Secondo le stime ufficiali, oltre 2.900 persone hanno perso la vita e più di 5.600 sono rimaste ferite. Interi villaggi sono stati rasi al suolo, costringendo migliaia di famiglie a cercare rifugio altrove. La risposta umanitaria è stata immediata, con aiuti nazionali e internazionali che hanno fornito beni di prima necessità come cibo, acqua e tende per i sopravvissuti.

Tuttavia, la ricostruzione rimane una sfida enorme: la difficile accessibilità di alcune zone montuose rallenta la distribuzione dei materiali, e la scarsità di fondi complica la ripresa economica delle comunità colpite. La ricostruzione delle case segue criteri più moderni e antisismici, ma la mancanza di risorse e la burocrazia ne rallentano l’attuazione. Nonostante ciò, la cultura della solidarietà radicata nella popolazione marocchina ha permesso la nascita di iniziative locali per sostenere le famiglie in difficoltà, con un forte impegno per la ricostruzione delle case, delle infrastrutture e del tessuto sociale.

Nonostante i lavori di ricostruzione siano in corso, i segni della devastazione sono ancora evidenti: villaggi parzialmente distrutti, macerie lungo la strada e numerose famiglie costrette a vivere in tende. Un paesaggio che racconta la resilienza delle comunità locali, impegnate a ricostruire le loro vite tra le montagne dell’Alto Atlante.

Da qui, la strada ha iniziato la sua lunga discesa verso Marrakech, fino a raggiungere la vivace città rossa nel tardo pomeriggio. Il viaggio è stato in complesso molto faticoso perché gran parte della strada è sterrata e con continui lavori in corso.

Le aree colpite dal terremoto, più di un anno dopo


Dove ho dormito a Marrakech

Riad Taddert
Posizione: 31.627711, -7.980176

Il Riad Taddert è una struttura a gestione familiare situata in una posizione comoda, a circa 10-12 minuti a piedi da Jamaa El Fna, il cuore pulsante di Marrakech. L’atmosfera è accogliente e il riad offre un’esperienza autentica, perfetta per chi cerca un alloggio semplice e funzionale senza troppe pretese.

Le stanze sono essenziali ma pulite, garantendo un soggiorno confortevole. Tuttavia, il bagno potrebbe essere migliorato: la doccia non ha un supporto a muro, il che la rende un po’ scomoda da usare.

Nel complesso, un’opzione pratica per chi vuole esplorare la città senza spendere troppo, con il vantaggio di trovarsi a breve distanza dalle principali attrazioni.

Marrakech, Riad Taddert


Consigli pratici: noleggiare un’auto in Marocco

Per questo itinerario ho scelto di noleggiare una Dacia Duster, una decisione che si è rivelata fondamentale. Grazie a questa vettura ho potuto esplorare strade panoramiche, affrontare terreni sconnessi senza difficoltà e fermarmi liberamente per ammirare i paesaggi. Avevo già avuto un’ottima esperienza con questo modello in passato e si è confermato una scelta ideale. Tuttavia, se si prevede di restare esclusivamente su strade asfaltate, anche un’utilitaria più piccola può essere sufficiente.

Se in precedenza mi ero affidato a un’agenzia locale di Agadir, questa volta ho preferito prenotare online su Discover Cars, selezionando con cura l’opzione migliore. Ho scelto AirCar, controllando in anticipo recensioni e condizioni del noleggio. La prenotazione senza carta di credito (ma con carta di debito) implica una cauzione più alta, quindi è essenziale rivolgersi a una compagnia affidabile.

Prima di partire, ho scattato diverse foto all’auto per documentare eventuali graffi preesistenti. Fortunatamente, gli interni erano in ottime condizioni, garantendomi un viaggio confortevole e senza problemi.

Dacia Duster noleggiata per il viaggio in Alto Atlante

Il mio viaggio su YouTube

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