Trekking notturno al vulcano Kawah Ijen

Kawah Ijen

Ore 00:20. La sveglia suona alla Catimor Homestay. Nonostante abbia dormito pochissime ore mi sento stranamente bene, forse perchè eccitato dall'idea di partecipare al mio primo trekking notturno. Stiamo per raggiungere uno dei posti più spettacolari di tutta l'Indonesia, il complesso vulcanico di Kawah Ijen.

Perchè svegliarsi nel cuore della notte? Semplice, è il momento migliore della giornata per assistere a un fenomeno del tutto naturale che attrae sempre più visitatori ogni anno, quello della lava di colore blu, conosciuto ai più con il nome di "blue fire". Dalle fessure del terreno si sprigionano gas ricchi di zolfo che al contatto con l'aria danno vita a fiamme di colore blu fosforescente. Un evento del tutto particolare se consideriamo il fatto che questo sia uno dei due posti al mondo, oltre alla fredda Islanda, dove osservarlo.
Kawah Ijen, blue fire
Kawah Ijen, blue fire
In minibus impieghiamo circa un'ora per raggiungere il punto di partenza per il trekking, giusto il tempo di far svegliare il sonno che sembrava mi avesse abbandonato. All'arrivo nei pressi della stazione PHKA non siamo gli unici, diversi mezzi ci hanno anticipato e il parcheggio è quasi al completo. Ogni gruppo viene smistato ad una guida locale, spesso si tratta di minatori che continuano a lavorare sul vulcano e che a turno si dividono questo compito in cerca di un guadagno extra. Con le luci delle torce ci incamminiamo lungo un sentiero polveroso in costante salita per almeno 3 km. Ci fermiamo diverse volte lungo il cammino, inclusa una sosta ad un piccolo chiosco che vende snack e bibite. Qui le guide ci forniscono delle maschere che dovremo utilizzare una volta arrivati nei pressi del vulcano. La salita continua per poi addolcirsi fino al bordo del cratere. Da un punto panoramico cominciamo a vedere in lontananza il blu delle fiamme che arrivano a bruciare con temperature fino a 600 °C. Sembra fatta ma dobbiamo affrontare in discesa un ripidissimo sentiero di ghiaia stando ben attenti a non scivolare lungo il terreno scosceso.

Kawah Ijen, blue fire
Kawah Ijen, blue fire
Kawah Ijen, blue fire
Kawah Ijen è anche un importante centro per l'estrazione dello zolfo e proprio per questo durante il percorso capita spesso di incontrare lavoratori con pesanti carichi sulle spalle. Si tratta di quantità per me impensabili, tra i 60 e gli 80 kg. Tutti i turisti devono prestare attenzione e dare loro la precedenza cercando di ostruire il meno possibile il lavoro. Si tratta di una mansione estremamente faticosa: i minatori si svegliano alle 3 del mattino ed ogni giorno affrontano la scalata per raccogliere a mano il minerale. Finita qui? Non se ne parla, devono trasportare i carichi su e giù per il vulcano respirando in continuazione i gas con un’unica protezione, una sciarpa di cotone che si annodano attorno al viso.

Eppure per noi respirare i fumi risulta davvero soffocante, anche con una maschera. Ci avviciniamo per osservare lo spettacolo naturale dei fuochi blu e il vento alza nuvole di zolfo che ci investono. Gli occhi cominciano a lacrimare e la gola e i polmoni a bruciare. Il blu dei fuochi risalta nel buio della notte.

Kawah Ijen
Kawah Ijen
Kawah Ijen
Kawah Ijen
Kawah Ijen
Kawah Ijen
Kawah Ijen
Ci muoviamo nella zona osservando i lavoratori intenti ad estrarre zolfo mentre attendiamo l'alba. Il cielo si schiarisce e regala un gioco di colori con sfumature dorate. Come per magia appare ai nostri occhi un grande lago turchese dalle acque sulfuree circondato dalle ripide pareti del cratere. Rimaniamo a contemplarlo per diversi minuti per poi ricominciare la salita. La via di ritorno è una continua sosta per scattare fotografie ai paesaggi che qualche ora prima, per via dell'assenza di luce, non avevamo potuto vedere. Giunti al parcheggio siamo sporchi e pieni di polvere. Inevitabile fermarci a un bagno, anche se poco invitante, nei pressi della stazione PHKA.

Con il minibus siamo diretti a Ketapang, località di Giava dalla quale partono i traghetti diretti a Bali. Proseguiremo in autobus sino a Denpasar e da lì, in taxi, fino a raggiungere Ubud, nel cuore dell'isola.

Kawah Ijen
Kawah Ijen
Kawah Ijen
Kawah Ijen
Kawah Ijen, sulla via di ritorno
Kawah Ijen, sulla via di ritorno
Kawah Ijen, sulla via di ritorno

2 commenti:

  1. Ecco bravo, tu raccontami queste cose, che io ci torno appena i miei bimbi potranno sopportare la fatica della scalata e la puzza di zolfo!
    Scherzi a parte, questa è una delle cose insieme al Bromo che ci faranno tornare in Indonesia. Bel post!

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    1. Grazie Francesca. Ci sarebbero troppe cose da aggiungere sulla lista! Sono rimasto colpito dall'Indonesia e spero un giorno anch'io di tornarci.

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