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Da Leh a Sarchu. Il percorso

16 Agosto 2016 · Manuel Santoro · Lascia un commento

Ladakh, Moray Plains

Se qualcuno mi domandasse qual è stato l’itinerario più bello affrontato durante il mio ultimo viaggio in Ladakh, senza dubbio direi il lungo tratto di strada che collega la città di Leh alla località di Sarchu. Abbiamo affrontato questo percorso durante il trasferimento verso Manali. Il tragitto è troppo lungo per effettuarlo in un’unica giornata e così Sarchu, nonostante l’altitudine, diventa la destinazione preferita dai viaggiatori per trascorrere la notte.

Uscendo da Leh la strada è la stessa che qualche giorno prima abbiamo seguito per raggiungere il monastero di Thiksey e il palazzo di Shey. Si procede in direzione sud fino ad arrivare ad Upshi dove è prevista una sosta per il controllo dei passaporti. Qui è possibile ingannare l’attesa in uno dei tanti cafè nelle vicinanze del check post. A destra il cammino s’inoltra in una gola solcata da un fiume movimentato da rapide più o meno vivaci sino a quando la vista comincia ad aprirsi su montagne ferrose dalla colorazione rossastra. Il torrente regala zone più fertili con pascoli e campi d’orzo nei pressi del pittoresco villaggio di Miru che può vantare, oltre ad una manciata di abitazioni tradizionali, una fortezza diroccata e diversi stupa. Sulla sinistra compaiono particolari formazioni rocciose a strati simili a lame appuntite prima di arrivare a Lato. Il paesaggio ormai è un susseguirsi di campi d’orzo, piselli e frumento, soprattutto in prossimità dell’abitato di Gya. Un tempo questa località era la capitale del Ladakh superiore prima di essere spostata a Shey da re Gyapacho. Gya può vantare un castello millenario parzialmente inglobato da un gompa raggiungibile in 15 minuti di faticosa salita.

Ladakh, Miru
Miru
Ladakh, Gya
Gya

Sasoma e Rumtse sono gli ultimi villaggi incontrati, le ultime oasi verdi (in realtà ad agosto è il giallo dei campi il colore prevalente) prima di iniziare la salita verso il Taglang La Pass. Da questo punto gli unici punti ristoro sono piccoli campi tendati stagionali. Spesso in quest’area è facile imbattersi in lunghissime colonne di militari con i loro massicci camion. Sono decine e decine di mezzi a muoversi lungo i tornanti di montagna. Con il salire di quota la vista diventa spettacolare ed anche nel cuore dell’estate è possibile ammirare cime innevate tra montagne brune e aride. Si raggiungono quindi i 5.328 metri del Taglang La Pass, considerato il secondo passo carrozzabile più alto al mondo dopo il Khardung La. Fin qui la strada è in ottime condizioni poi comincia ad alternare tratti asfaltati ad altri sterrati in continua manutenzione.

Salendo verso il Taglang La Pass
Salendo verso il Taglang La Pass
Taglang La Pass
Taglang La Pass
Taglang La Pass
Taglang La Pass
Taglang La Pass

Continuando verso sud le vaste Moray Plains sono circondate da dolci montagne dalle sfumature arancioni. Qui un lungo un rettilineo immerso nella vallata offre ai viaggiatori alcuni spartani punti ristoro dove è possibile acquistare pasti e bevande calde. Prima di arrivare a Pang è situato il punto panoramico a mio dire più bello della giornata, un canyon scavato da un fiume fiancheggiato da vette frastagliate. Per motociclisti, turisti e anche solo auto di passaggio è quasi un obbligo scattare una foto ricordo.

Moray Plains
Moray Plains
Moray Plains
Moray Plains
Nei pressi di Pang
Nei pressi di Pang
Nei pressi di Pang
Nei pressi di Pang 

La strada comincia ora a scendere tra stretti tornanti verso un accampamento militare e verso i tanti basici parachute cafè di Pang. Noi ci siamo fermati qui ed abbiamo consumato dei noodles a meno di un euro! Superato un instabile ponte l’asfalto lascia spazio allo sterrato e poi ritornare ma in condizioni davvero pessime tali da intuirne solamente la presenza. Dopo Pang si va attraversando un altro canyon con un torrente sulla sinistra e montagne punteggiate da pinnacoli rocciosi, il tutto prima di salire verso i 5.060 metri del Lachung La Pass e i 4.915 metri del Nakila La Pass. La strada si sviluppa con profondi strapiombi laterali con il paesaggio dominato dai colori ocra e arancio.

Pang
Pang
Pang
Pang 

Si procede in discesa lungo i 21 tornanti del Gata Loops fino ad entrare in due splendide vallate scavate dal fiume Tsarap. Aguzzando la vista, tra le formazioni rocciose create dall’erosione, è possibile avvistare alcuni esemplari di capre azzurre. Per raggiungere Sarchu bisogna aggirare lo Tsarap, una costante negli ultimi chilometri. In realtà esistono ben due Sarchu, una poco dopo il ponte, dove è possibile incontrare economici punti ristoro, una qualche chilometro più avanti dove si susseguono campi tendati più o meno lussuosi, scelti solitamente da turisti dei viaggi organizzati. Sarchu si trova a circa 4.000 metri di quota quindi diventa indispensabile essersi acclimatati adeguatamente per non incorrere in problemi di salute derivanti dal mal di montagna. Altro consiglio: portare indumenti pesanti per il freddo. A queste quote il tempo può diventare una lotteria.

Raggiungendo Sarchu
Raggiungendo Sarchu
Raggiungendo Sarchu
Sarchu
Sarchu
Sarchu
Per maggiori informazioni:
www.viaggigiovani.it/tour-piccoli-gruppi/india-ladakh

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