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Una giornata "normale" nella Venezuela della crisi

Camatagua

La fortuna di nascere e vivere in un Paese come l'Italia. Spesso non ce ne rendiamo conto ma il nostro stile di vita ci porta a dare per sottintesi alcuni servizi quotidiani. Qualche giorno fa, navigando sul web, nello specifico in un gruppo Facebook relativo alla mia città, mi sono imbattuto su commenti di questo tipo: "Senza acqua di sabato le attività devono lavorare, ci mettete in crisi", oppure, "Come si possono lasciare negozi senz'acqua di sabato?!". Ci lamentiamo per un semplice problema momentaneo ma non ci rendiamo conto che esistono altre realtà dove tutto questo non è poi così scontato.

Vi siete mai chiesti quanto possa essere differente lo stile di vita in un Paese diverso dal nostro? Mi trovo in Venezuela, un paese che sta attraversando una profonda crisi, un po' in tutti i settori. Da alcuni anni a questa parte qui è un'escalation di problematiche, eppure il sorriso della sua gente non sembra mancare mai. 

Ho pensato quindi di raccontarvi un giorno qualsiasi nella Venezuela attuale.

Alle prime luci del mattino il budare è già sul fuoco. Su questa piastra, risalente addirittura all'era precolombiana le arepas sono in cottura. La colazione è salata e le arepas, piccole masse circolari a base di farina di mais, sono riempite a piacimento ed accompagnate da caffè.

Arepas venezuelane
Arepas venezuelane
Sta cominciando una giornata come le altre, ricca di difficoltà. Immaginate un Paese dove i prezzi aumentano giorno dopo giorno a causa dell'inflazione che ha già raggiunto percentuali incredibili. Gli stipendi, quelli no, rimangono pressochè invariati. Al momento qui il salario minimo è di 1.800 Bs, pari a circa cinque euro. No, mi sto sbagliando, avete letto bene. Sicuramente quando leggerete questo post varrà ancorà meno. A nulla è valsa la recente riconversione monetaria da Bolívar Fuerte a Bolívar Soberano nella quale sono stati eliminati cinque zeri al precedente conio monetario al fine di semplificare le transazioni. In tutto questo i prezzi dei beni di prima necessità, cibo in primis, sono straordinariamente alti, in alcuni casi più che in Italia. Mi chiedo come possano vivere le persone se gli stipendi sono praticamente pari allo zero. Si cercano escamotage, si mettono in vendita perfino automobili e case. Le abitazioni si sono svalutate ed hanno raggiunto cifre molto basse, poche migliaia di dollari per strutture molto più che dignitose. Spesso l'unica soluzione è quella di emigrare. I numeri parlano da soli: le Nazioni Unite hanno riferito che il numero di emigranti e rifugiati venezuelani nel mondo ha raggiunto i tre milioni, la maggior parte dei quali in paesi dell'America Latina.

Vivere per sopravvivere, è questa l'attuale Venezuela. Le giornate trascorrono alla ricerca del prezzo più basso: le uova nel chiosco all'angolo della strada, la carne nella macelleria fuori dal centro, la frutta nel supermercato di uno specifico centro commerciale. Non basta dirigersi verso una determinata attività, spesso le scorte sono così esigue che terminano nel giro di poche ore. L'unione fa la forza. Per strada le persone si aiutano a vicenda chiedendo ed indicando luoghi e prezzi dei prodotti.

Si esce al mattino alla ricerca delle merci meno costose. Le cose sono cambiate da alcuni a questa parte: i pasti non sono più quelli di una volta ed i piatti sono sempre più modesti. Un dato, offerto dal deputato all'Assemblea Nazionale Miguel Pizarro, è inquietante: 3 bambini su 10 del sistema scolastico venezuelano mangiano solamente due volte al giorno.

In tutto questo scarseggia il denaro liquido e quasi tutte le operazioni vengono effettuate elettronicamente, con carta. Lunghe code, quotidianamente, si formano all'esterno di bancomat, banche e supermercati. I procedimenti non sono così fluidi come sembra, le interruzioni di linea sono sempre dietro l'angolo.

Venezuela, code
Venezuela, code
Code, code ed ancora code
Se tutto questo non dovesse bastare in molte zone del paese non arriva acqua corrente nelle abitazioni. Per i più fortunati solo alcune ore al giorno. I problemi hanno portato la popolazione a trovare soluzioni alternative. Ogni casa si è ormai dotata di bidoni, riempiti non appena il prezioso bene è disponibile. C'è chi fa collette per acquistare camion cisterne insieme ai vicini, chi riesce a gestire minuziosamente la poca acqua arrivata nei serbatoi dei palazzi, chi è costretto ogni giorno a fare la spola tra la propria dimora e le poche fonti d'acqua presenti. Le proteste sono frequenti, le risposte nulle.

Venezuela. Mancanza di acqua corrente nelle abitazioni
Mancanza di acqua corrente nelle abitazioni
Negli ultimi anni tutto si è deteriorato, anche dal punto di vista estetico: la moda, l'architettura, le auto. La bellezza del Venezuela è dirompente quanto decadente. Il tempo sembra essersi fermato quando le cose andavano per il meglio. Per le strade sono tante, tantissime le auto abbandonate. Non ci sono soldi e così, in caso di problemi, è praticamente impossibile procedere con la sostituzione di pezzi di difettosi, troppo costosi. Anche il trasporto ne risente. Sono diminuite le linee di autobus e spesso muoversi da una città all'altra, o anche nella stessa località, può diventare un'odissea.

Venezuela. Una delle tante auto abbandonate
Una delle tante auto abbandonate
Capitolo sicurezza. Brutto dirlo ma la Venezuela di oggi è un Paese in cui la criminalità comune è ampiamente diffusa. Uscire vuol dire farlo con precauzioni, rischioso anche parlare al cellulare. Al calar del sole le strade cominciano a svuotarsi. Si trascorrono le serate a casa, anche in virtù della mancanza dei trasporti. Anche gran parte dei tassisti ha cessato di lavorare dopo il tramonto. In famiglia o con amici si condivide il tempo alla tv o con giochi tradizionali, come il domino. Molti dei locali per il divertimento in voga nel passato hanno chiuso i battenti. In Venezuela si convive giornalmente con tutto questo.

Il domino, uno dei passatempi tradizionali
Il domino, uno dei passatempi tradizionali

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