
Ogni anno, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, migliaia di pellegrini e visitatori si danno appuntamento sulle pendici del monte Ausangate, nella regione di Cusco, per uno degli eventi religiosi più intensi e simbolici dell’intero continente: la Peregrinación al Señor del Qoylloriti. Si tratta di un rito millenario che mescola la spiritualità cattolica con il mondo simbolico andino, in un’armoniosa tensione tra sincretismo, fede, identità e natura.
Ho deciso di parteciparvi in autonomia, partendo da Cusco e raggiungendo in giornata la zona sacra. Mi sono trovato ad affrontare condizioni climatiche estreme, tra pioggia e neve, che hanno reso l’esperienza ancora più forte. Nonostante abbia completato il pellegrinaggio in un solo giorno, consiglio vivamente di prevedere almeno una notte sul posto, per assaporare appieno la profondità dell’evento.
Il pellegrinaggio al Señor del Qoylloriti è molto più di un evento religioso. È un viaggio dentro le radici profonde di un mondo dove spiritualità, natura e identità si intrecciano in modo indissolubile. Camminare tra la neve, ascoltare i canti notturni, comprare desideri in miniatura e osservare le danze rituali è un’esperienza che ti trasforma.
Anche se l’ho affrontato in solitaria e in un solo giorno, con fatica e sotto una nevicata sorprendente, sono tornato a Cusco con un senso di gratitudine e rispetto per una tradizione viva, potente, che continua a rinnovarsi ogni anno, nel cuore delle Ande.




Contenuti del post
Le radici profonde del culto
Il culto del Señor del Qoylloriti ha origini complesse e stratificate. Si tratta di una delle espressioni più potenti del sincretismo religioso nato dall’incontro (e dallo scontro) tra il mondo andino e il cristianesimo coloniale.
Un culto nato dalla convergenza di due mondi
Per la religiosità indigena, le montagne erano — e sono tuttora — esseri viventi, Apus, divinità protettrici che vegliano sulle comunità. Il monte Ausangate, alto oltre 6.300 metri, è uno degli Apus più potenti e rispettati. Intorno al ghiacciaio Sinakara, luogo del pellegrinaggio, si svolgevano antichi rituali legati al ciclo delle stagioni e alla fertilità, con offerte al ghiaccio per garantire raccolti abbondanti e protezione.
Con l’arrivo dei missionari spagnoli, queste pratiche vennero reinterpretate attraverso il filtro del cattolicesimo. Secondo la leggenda, nel 1780 un giovane pastore di nome Mariano Mayta, originario di Mahuayani, incontrò un misterioso bambino vestito di bianco. I due divennero amici e Mariano notò che grazie alla presenza del bambino le sue greggi si moltiplicavano. Quando cercò di portarlo in paese, il bambino scomparve misteriosamente. Poco dopo, Mariano si ammalò e morì. I missionari, giunti sul luogo della sua morte, trovarono impressa su una roccia un’immagine miracolosa del Cristo crocifisso: il Señor del Qoylloriti, ovvero “Signore della Stella di Neve”.
Da allora, ogni anno, migliaia di persone si recano nel luogo dell’apparizione, oggi trasformato in santuario.
La sopravvivenza di elementi preispanici
Nonostante l’apparente cristianizzazione del culto, il pellegrinaggio conserva numerosi elementi precolombiani. L’intera struttura rituale riflette la visione andina del mondo, fondata su dualità complementari (alto/basso, maschile/femminile, luce/ombra) e sul dialogo costante con la natura.
Molti dei danzatori e dei personaggi presenti al pellegrinaggio — come gli Ukukus, i Qhapaq Qollas, i Chunchos, gli Auqas — incarnano archetipi ancestrali, spiriti animali e divinità locali. Questi gruppi, provenienti da varie province del sud del Perù, si organizzano in nazioni danzanti (naciones danzantes) con gerarchie, costumi e coreografie specifiche tramandate da generazioni.
La partenza da Cusco e il viaggio verso Mahuayani
Per partecipare al pellegrinaggio, ci si può unire ai fedeli che partono da Cusco, dove nei giorni precedenti all’evento si respira un’aria vibrante di preparativi.
I minibus per Mahuayani partono da Coliseo Cerrado (zona Huayruropata) anche nelle ore notturne. Il viaggio dura circa 4 ore lungo una strada tortuosa che si inerpica tra paesaggi andini. Il mio autobus è partito alle 4:00 del mattino.
Mahuayani: accampamento e inizio del pellegrinaggio
All’arrivo a Mahuayani (4.200 metri s.l.m.), ci si ritrova in un accampamento effimero: bancarelle, tende, suoni di flauti e tamburi, aromi di zuppe calde e foglie di coca che si mescolano all’aria fredda del mattino presto. Nonostante il clima ostile, la determinazione collettiva è palpabile. Non solo persone adulte, ma anche bimbi piccoli e cagnolini si preparano all’ascesa.


Da lì, si inizia il cammino verso il santuario a 4.800 metri. La prima parte è quella più ripida. Qui la pioggia si è trasformata ben presto in una neve insistente. Nonostante le difficoltà, l’atmosfera era straordinaria: gruppi danzanti, famiglie, bandiere delle diverse nazioni indigene e immagini religiose trasportate con cura.
Lungo il percorso che conduce al santuario del Señor de Qoylloriti, sorgono numerose croci che scandiscono la salita: si tratta del cosiddetto “Calvario”, un cammino sacro dove tutti i pellegrini si fermano per pregare, riflettere o semplicemente riprendere fiato. Ogni croce rappresenta una tappa spirituale, un invito al raccoglimento prima di proseguire verso la meta di giornata.








Il Santuario del Señor del Qoylloriti
Dopo circa 3 ore di marcia si giunge finalmente nella valle sacra di Sinakara, dove sorge il Santuario del Señor del Qoylloriti, una chiesetta in muratura circondata da tende, altari e danzatori. Qui si svolge il cuore del pellegrinaggio: un insieme ininterrotto di messe, danze rituali, fiaccolate, veglie notturne e offerte alla montagna.
Il freddo è pungente, il fiato si condensa nell’aria rarefatta, ma la forza collettiva dei pellegrini è impressionante.
I momenti centrali
- L’Entrada de las Naciones: le diverse comunità arrivano al santuario danzando, ciascuna con costumi distintivi.
- La Misa Mayor: una celebrazione cattolica solenne che si svolge il giorno centrale del pellegrinaggio.
- La Processione del Señor: l’immagine del Cristo viene portata in processione attorno al santuario, mentre i fedeli gridano, piangono, pregano.
Gli Ukukus: custodi del sacro
Gli Ukukus sono figure chiave del pellegrinaggio. Vestiti con pellicce e maschere, rappresentano il leggendario “orso andino” (Ukuku) e fungono da guardiani spirituali e morali. Sorvegliano il rispetto del silenzio rituale, aiutano i pellegrini in difficoltà e si considerano intermediari tra gli uomini e gli Apus.
Tradizionalmente, erano anche incaricati di scalare il ghiacciaio Sinakara per prelevare blocchi di ghiaccio sacro da portare al villaggio. Questo gesto simbolico rappresentava la trasmissione della forza vitale della montagna alla comunità. Oggi questa pratica è stata vietata per motivi ambientali, ma il gesto sopravvive in forma simbolica.






Il Mercado de las Alacitas: i sogni in miniatura
Un altro aspetto affascinante del pellegrinaggio è la presenza del mercado de las Alacitas, una tradizione di origine aymara che si è diffusa in tutto il sud del Perù e della Bolivia.
In questo mercato, i fedeli acquistano oggetti in miniatura che rappresentano i desideri per l’anno a venire: case, automobili, diplomi, passaporti, biglietti aerei, borse piene di soldi, alimenti, bambini, animali. Ogni miniatura viene benedetta da uno yatiri (sciamano andino) o da un sacerdote, con l’augurio che si realizzi nel futuro.
Durante il pellegrinaggio al Qoylloriti, le bancarelle del mercato si mescolano ai riti religiosi, offrendo una dimensione materiale al mondo del desiderio spirituale. È un esempio perfetto di come nella cultura andina il simbolo e la realtà si sovrappongano costantemente.
Il ritorno: discesa e rientro a Cusco
Dopo le celebrazioni principali, i pellegrini iniziano il rientro verso Mahuayani. La discesa può risultare persino più faticosa della salita, a causa del fango, della stanchezza e della neve che rende il percorso scivoloso.
Molti scelgono di dormire una o due notti in tenda ma, come nel mio caso, è possibile tornare a Cusco nella stessa giornata, prendendo uno dei minibus che aspettano a Mahuayani ai piedi del sentiero.
Aspetti pratici
Quando andare
La peregrinación si svolge ogni anno tra fine maggio e inizio giugno, in concomitanza con il plenilunio e 58 giorni dopo la Pasqua.
Equipaggiamento consigliato
- Giacca impermeabile e termica
- Scarponi da trekking
- Guanti, berretto, sciarpa
- Torcia frontale
- Cibo energetico e borraccia
- Sacco a pelo e tenda se si pernotta
- Foglie di coca o caramelle alla coca per l’altitudine
Consigli
- Acclimatarsi a Cusco per almeno 2-3 giorni prima.
- Evitare alcol e pasti pesanti prima del cammino.
- Portare contanti e documenti con sé.
- Non aspettarsi comfort: è un’esperienza spartana, ma autentica.
Foto dal Santuario del Señor del Qoylloriti

















Lascia un commento