Dintorni di Praga. Il campo di concentramento di Terezin


La neve caduta nei giorni scorsi ha lasciato spazio ad una insistente e fastidiosa pioggia che è cominciata a cadere fin dalle prime ore del mattino. Nonostante questo non ci siamo persi d'animo e in metro abbiamo raggiunto il terminal degli autobus all'esterno della stazione ferroviaria di Praha-Holešovice con l'intento di raggiungere Terezin per vedere in prima persona le testimonianze di una delle pagine più buie della storia europea.

Terezin, infatti, è tristemente famosa per la sua fortezza nata nel 1780 inizialmente con il solo scopo difensivo e invece utilizzata in seguito dapprima come prigione e poi come campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Circa 144.000 ebrei furono imprigionati qui, oltre 33.000 trovarono la morte. Nel cuore della fortezza si estende l'attuale centro abitato.

Un autobus è pronto a partire dallo stallo numero sette, il viaggio durerà circa 45 minuti. Il meteo ci dà ragione e in breve, mentre attraversiamo gli immensi campi coltivati alla periferia della capitale smette di piovere. Più ci avviciniamo a Terezin e più il paesaggio si tinge di bianco. Deve aver nevicato molto di più di Praga da queste parti. Il nostro autista intanto è al suo primo giorno di lavoro e in un paio di occasioni, consigliato da un suo collaboratore più anziano, cambia improvvisamente direzione per non sbagliare strada. Scendiamo direttamente nel centro della cittadina.

Terezin, piazza principale
Terezin, piazza principale
Complice il cielo nuvoloso, Terezin ci dà subito l'impressione di essere una città molto triste con strade deserte e una desolata piazza spoglia in cui campeggia un solitario albero di Natale addobbato. Nemmeno le abitazioni dalle tinte multicolore riescono a eliminare quel senso di malinconia e inquietudine che aleggia in città. A poche decine di metri dalla piazza visitiamo il Museo del Ghetto che ripercorre la vita nel ghetto di Terezin. Il museo fu utilizzato dai tedeschi per ospitare giovani prigionieri dai 10 ai 15 anni, come testimoniano decine di disegni appesi alle pareti.

Terezin, Museo del Ghetto
Terezin, Museo del Ghetto
Terezin, Museo del Ghetto
Terezin, parco pubblico antistante Museo del Ghetto
Terezin, parco pubblico antistante Museo del Ghetto
A piedi ci spostiamo verso la Fortezza Minore. E' ora di pranzare e in città non ci sono ristoranti degni di nota. Ci accontentiamo di un chiosco fast food lungo la strada. Di fronte all'ingresso della fortezza si estende il Cimitero Nazionale costruito nel 1945 al fine di dare sepoltura alle persone sepolte nelle fosse comuni nazista.

Terezin, Cimitero Nazionale
Terezin, Cimitero Nazionale
Entrati nella Fortezza Minore siamo subito colpiti dalla evidente scritta sopra il cancello che conduce al cortile interno: "Arbeit Macht Frei" ("Il lavoro rende liberi") recida il motto beffardo ideato dai nazisti e presente nella maggior parte dei campi di concentramento. Vaghiamo in silenzio osservando attentamente le prigioni, le celle d'isolamento, i laboratori e i campi d'esecuzione. immaginando tutte le atrocità che i prigionieri furono costretti a subire in questo triste sito. In una cella una corona con la bandiera della Serbia ricorda Gavrilo Princip, colui che nel 1914 uccise l'arciduca Francesco Ferdinando divenendo il pretesto per scatenare la prima guerra mondiale.

Terezin, Fortezza Minore
Terezin, Fortezza Minore
Terezin, Fortezza Minore
Terezin, Fortezza Minore
Terezin, Fortezza Minore
Terezin, Fortezza Minore
Terezin, Fortezza Minore
Terezin, Fortezza Minore
Torniamo verso il centro per spostarci dalla parte opposta del fiume Ohře. Oltre il cuore di Terezin, verso la periferia, si trovano altri luoghi testimoni delle crudeltà di quel'infausto periodo storico. Terezin sembra una città abbandonata a sè stessa. Alla ricerca del forno crematorio finiamo in un grande casermone disabitato nel cui cortile interno è parcheggiato un vecchio camion risalente ai tempi della guerra.

Terezin
Terezin
Terezin
Terezin
Terezin
Costeggiamo gli anonimi resti di un raccordo ferroviario costruito dai prigionieri e giungiamo dapprima alla camera mortuaria e poi all'antistante colombarium, dove erano custodite le urne funerarie dei deceduti. Qualche centinaio di metri più in là un viottolo nei pressi di un parcheggio conduce al forno crematorio. Sono passati solo quattro minuti dall'orario di chiusura e non possiamo entrare. Ci accontentiamo di osservare il vicino cimitero ebraico prima di fare ritorno in centro e prendere l'autobus per Praga.

Terezin, Colombarium
Terezin, Colombarium
Terezin, Cimitero ebraico
Terezin, Cimitero ebraico
Terezin, Chiesa della Resurrezione
Terezin, Chiesa della Resurrezione

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