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Isola di Pasqua, sogno che si avvera

Hanga Roa, Ahu Tahai

[Tratto dal mio diario di viaggio, dicembre 2011]

Edith è una donna sulla mezza età ed incarna alla perfezione i valori degli isolani: semplicità, cordialità e gentilezza. 10:30 del mattino, è in cucina a prepararci un’abbondante colazione da lei offerta pur non pernottando nel suo hotel, un’invitante omelette ai funghi accompagnata da frutta freschissima. È l’ultima colazione prima di ripartire alla volta di Santiago de Chile. La felicità e la spensieratezza di questa settimana passata sull'isola stanno lasciando spazio a malinconia e tristezza. Soffia una brezza leggera, la stessa che mi ha accolto quando sono arrivato. Prendo una penna e comincio a scrivere. Immagini e ricordi con il tempo si affievoliranno, è l’occasione migliore per rivivere mentalmente pensieri e momenti trascorsi su un isola magica in tutti i sensi.

Fin da bambino ho osservato documentari e trasmissioni sull'Isola di Pasqua e con la mente fantasticavo un viaggio in questa terra. Ora eccomi qui, catapultato così velocemente in un mondo nuovo, piccolo e così lontano dalla terraferma che nonostante l'esigua grandezza nasconde una miriade di sorprese capaci di far salire il cuore in gola per l'emozione. Che sia in fuoristrada, in mountain bike o a cavallo, qualunque sia il mezzo scelto per visitare l'Isola di Pasqua, il risultato non cambia, un alone di mistero è onnipresente. L'ambiente è quasi incontaminato e i moai appaiono come i veri padroni della natura. Essi rubano la scena e pur con sguardo enigmatico e severo trasmettono un continuo senso di protezione. Non capita tutti i giorni di assistere a un tramonto e osservare il sole scendere all'orizzonte alle spalle dei profili delle statue. Il cielo sembra prendere fuoco. Persino le fatiche di lunghe pedalate solitarie attraverso gli scoscesi sentieri che accarezzano i vari siti passano in secondo piano dinanzi al fascino di tali luoghi. Rapa Nui non è soltanto sinonimo di moai, ma un susseguirsi di scoperte che non smettono mai di stupirti.


Hanga Roa è una cittadina di tremila anime che vivono per lo più di pesca e di turismo. Mi ha accolto a braccia aperte in una giornata ventosa di metà dicembre. Il primo vero approccio con gli isolani è stato con un gruppo di pescatori che, confidando in un miglioramento delle condizioni climatiche, aspettavano di prendere il largo. Le onde si infrangevano vigorose contro le barche dai colori vivaci in una delle tante piccole insenature naturali. Dalla cima dei vulcani, alle scogliere a picco sull'oceano, alle calette più nascoste, le onde hanno mostrato costantemente la propria forza, con un’unica eccezione, Anakena, una spiaggia da cartolina, uno spicchio di tranquillità all'interno di uno scenario da sogno.

È indubbiamente la natura la regina incontrastata dell’isola. Gli spogli paesaggi, la rada vegetazione, i cavalli allo stato brado mi hanno proiettato in una inaspettata dimensione temporale, una dimensione nuova da assaporare dolcemente.

Isola di Pasqua
Isola di Pasqua, Ranu Raraku
Isola di Pasqua, Ranu Raraku
Isola di Pasqua
Isola di Pasqua
Isola di Pasqua, Ranu Kao
Isola di Pasqua, Ranu Kao
Isola di Pasqua, Anakena
Isola di Pasqua, Anakena

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